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Amianto nella terra del crollo dalla E45: avvisi a 7 indagati e a 3 società. Tra cui Anas

Anas avrebbe tratto, secondo la Procura, un vantaggio di decine di migliaia di euro dal mancato smaltimento dei detriti contenenti amianto

Sono stati consegnati gli avvisi di chiusura indagine da parte della procura di Arezzo aperto a seguito del ritrovamento di amianto in una piazzola, il cui materiale era franato, sulla E45. Le indagini erano scattate nel marzo 2018. La Procura aveva fatto sequestrare la terra franata da una porizione di carreggiata nel comune di Pieve Santo Stefano un mese prima. Terra che era stata poi stoccata in un deposito di Sansepolcro. E che una perizia indicava come contenente amianto.

GALLERY | La piazzola crollata: un anno dopo

I reati ipotizzati sono: gestione di rifiuti non autorizzata e i falso ideologico di privati. I destinatari dell'avviso di chiusura indagini sono sette persone e tre società. Tra queste ci sono Anas, una ditta edile e un laboratorio di analisi.

I sequestri della procura

Secondo l'ipotesi degli inquirenti, Anas avrebbe tratto  vantaggio dal mancato corretto smaltimento dei rifiiuti speciali (oltre 70mila euro la stima della Procura).

Rifiuti speciali nel materiale franato

Oltre ad Anas, le attenzioni della Procura si concentrano sui responsabili della ditta edile che eseguì la rimozione del materiale franato e sul laboratorio di analisi che, in un primo momento, certificò la "pulizia" del materiale sequestrato che, sottoposto a perizia da parte dell'accusa, avrebbe invece contenuto livelli di amianto superiori ai limiti consentiti dalla legge.

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