Cronaca

Incuria e maltempo: crolla una casa idraulica di fine Ottocento lungo il Sentiero della Bonifica

Si tratta di un manufatto di un certo pregio, in stile neomedievale. L'idea: Con poca spesa, chi oggi gestisce il Sentiero della Bonifica – ovvero la Regione Toscana – avrebbe potuto accollarsi la sua messa in sicurezza per adattarlo a punto di appoggio per i fruitori del percorso ciclo-pedonale

E' crollato un "casottino idraulico" lungo il Sentiero della Bonifica. L'incuria e il maltempo dello scorso inverno hanno determinato l'accaduto. Si tratta di un manufatto di un certo pregio architettonico, in stile neomedievale, edificato alle dell'Ottocento.

Il luogo del crollo

Dal 2008, anno di inaugurazione del Sentiero della Bonifica “Vittorio Fossombroni”, sempre più persone frequentano i vari tratti dell’itinerario ciclo-pedonale che da Arezzo raggiunge Chiusi e affianca per 62 chilometri il canale maestro della Chiana. Il percorso consente di attraversare vari comuni aretini e senesi, passeggiando o pedalando in luoghi dove uomo e natura hanno dialogato nella maniera migliore. È così possibile ammirare in contemporanea scorci paesaggistici unici e mirabili opere di ingegneria idraulica. Con l’arrivo della primavera e la ripresa delle passeggiate, nel tratto tra il casello idraulico di Frassineto e i Ponti d’Arezzo, dove si incontrano i territori di Monte San Savino e Civitella in Valdichiana, un piccolo ma pregevole edificio accanto ai cartelli dei due comuni è crollato.

Un manufatto d'immissione

Si trova nella zona più caratteristica dei cosiddetti “manufatti d’immissione”, realizzati tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento con determinate caratteristiche per regimare e disperdere l’energia della corrente dei rii che si immettono nel canale maestro, evitando ad esempio, la formazione di gorghi e la conseguente erosione del letto fluviale e degli stessi manufatti. Molti conoscevano quel “casottino” caratterizzato da finestre a sesto acuto e provvisto di focolare, con le grandi distese di frutteti alle spalle e la Chiana di fronte, che in passato era probabilmente servito sia a coloro che si occupavano della manutenzione del canale, sia come riparo dei contadini. Le condizioni fatiscenti in cui versava da tempo annunciavano l’imminente crollo del tetto, cosa che puntualmente è avvenuta nel corso dell’ultimo inverno.

L'idea per il recupero

Con poca spesa, chi oggi gestisce il Sentiero della Bonifica – ovvero la Regione Toscana – avrebbe potuto accollarsi la sua messa in sicurezza per adattarlo a punto di appoggio per i fruitori del percorso ciclo-pedonale in caso di pioggia o di sosta durante la calura estiva. Le sue pareti interne avrebbero potuto ospitare pannelli per spiegare ad aretini e turisti la storia dei “manufatti d’immissione” prima citati. Purtroppo nulla di tutto ciò è stato fatto in questi anni. Guardando oggi il rudere viene da pensare che per l’ennesima volta si è persa un’occasione per salvaguardare il passato e, come dice lo storico Roberto de Mattei, “non vi è futuro senza radici”.

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