Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Monte San Savino / Località Alberoro

Cristina Rosi, aperta un'inchiesta. L'ipotesi: "Lesioni colpose gravissime"

Quattro medici sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati da parte della Procura di Arezzo

E' stata aperta un'inchiesta da parte della procura di Arezzo in merito alla drammatica vicenda di Cristina Rosi. La 39enne di Alberoro che andò in arresto cardiaco il 23 luglio 2020, quando era incinta al settimo mese: riuscì a dare alla luce la propria figlia pur essendo in coma, attraverso un cesareo. I medici dell'ospedale San Donato si prodigarono per la buona riuscita del parto, tuttavia la mancanza di ossigeno determinò gravissimi danni alla donna e a sua figlia.

Il ritorno a casa dopo due anni

Il marito Gabriele Succi avviò subito una raccolta fondi per sostenere le costose cure (anche all'estero) a cui Cristina si è poi dovuta sottoporre. Nel corso dei mesi la donna è riuscita a fare progressi. Lo scorso maggio, per la prima volta, Cristina ha potuto abbracciare la propria bimba, dopo essere tornata una prima volta dall'ospedale. Ma per garantire un futuro stabile a casa a Cristina - con cure domiciliari e attrezzature speciali - è stata avviata una nuova raccolta fondi. L'8 agosto è previsto il ritorno a casa definitivo per Cristina.

Quattro indagati

Secondo quanto riportato dal Corriere di Arezzo ci sarebbero 4 medici indagati nel fascicolo. L'inchiesta è stata aperta nelle scorse settimane dal pm Marco Dioni: sotto indagine le posizioni di un ginecologo, quello di fiducia della donna, e di tre dottori di Careggi, ospedale presso cui Cristina si era sottoposta a un consulto ginecologico e cardiaco. Secondo l'ipotesi della procura aretina si sarebbe sottovolutato il rischio legato a un grave problema cardiaco di cui la donna soffriva. Si sarebbe dovuto impostare un percorso diverso, che avrebbe dovuto portare - in tempi più ridotti - a un parto chirurgico in sicurezza, evitando l'infarto e i danni da esso derivati. L'inchiesta dovrà stabilire se ci siano responsabilità da attribuire ai medici, legate ad una eventuale valutazione errata del rischio e se quindi ci siano state lesioni colpose gravissime come da ipotesi di reato. 

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