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Crac del Gruppo Mancini, in aula il caso Ciet: "In un file Excel le prove dei prelievi dalla cassa"

Impiegati e dirigenti chiamati a testimoniare. Poi il colpo di scena: teste invitato a trovarsi un avvocato, "potrebbe configurarsi un reato"

Una delle prove "principe" per la Procura è costituita da un file Excel scovato dalla Guardia di Finanza nei pc di Ciet Impianti. Secondo il pm Marco Dioni, che sostiene l'accusa nel processo per il crac del gruppo Mancini, in quella tabella elettronica si possono leggere movimenti sospetti che per anni - circa 6 - sono stati eseguiti dal personale, lasciando dietro di sé tante tracce. Come quelle degli assegni che impiegati e dirigenti giravano in banca con la formula "a me medesimo" per prelevare contanti dalla cassa aziendale, soldi che poi  consegnavano sempre a Mancini. In questo modo l'imprenditore poteva contare sulla liquidità di cassa che gli era necessaria. Quanti soldi? Tanti, almeno un milione e 400 mila euro. 

Su questi aspetti si è incentrata l'udienza che si è svolta ieri nell'aula Graverini della Vela, presso il Tribunale di Arezzo. Di fronte al collegio presieduto dal giudice Giulia Soldini, è stato preso in rassegna uno dei 9 capi di imputazione che pendono su Piero Mancini e sugli altri imputati: la figlia Jessica, il nipote Giovanni Cappietti e i due amministratori di società Grotti e Sorvillo. 

Il rinvio a giudizio del patron del Gruppo

Sono stati chiamati a deporre i testi dell'accusa: persone che all'epoca dei fatti lavoravano presso le società del gruppo, in particolare Ciet (poi Ciet Impianti). Alcuni erano al corrente dell'esistenza di quel file in Excell, altri no. Ma il meccanismo per raccogliere contanti ipotizzato dalla Procura, avrebbe trovato conferma in più occasioni. Il periodo a cui si riferisce la tabella va dal 2006 al 2012. Tantissimi i movimenti appuntati. Non è ancora chiaro però l'utilizzo che veniva fatto di quel contante. Il file, attraverso i suoi dati, mostrerebbe che tutti i soldi finivano al patron del gruppo. Come li usava Piero Mancini? Vista l'assenza di documentazione potrebbero essere stati utilizzati per pagare fornitori (a nero) oppure per le spese correnti - fanno notare i difensori - che in un gruppo di quelle dimensioni non sarebbero state da sottovalutare. 

Nella seconda parte dell'udienza è stata anche presa in considerazione la vicenda di un'altra società del gruppo, la Coeti. E c'è stato anche un piccolo colpo di scena. La persona chiamata a deporre, che per un lungo periodo è stata amministratore dell'azienda, dopo le prime risposte è stata interrotta:  il solo fatto di aver ricoperto quel delicato ruolo, poneva se non altro" in termini di omessa vigilanza un potenziale indizio di reato", che ha imposto l'interruzione della testimonianza. La testimone è quindi stata invitata nominare un difensore. 

A questo punto il procedimento è stato rinviato: la prossima udienza è in calendario nel gennaio 2020.

Così prende il via il processo per il crac del Gruppo Mancini

La vicenda

Il crac del Gruppo Mancini risale ad alcuni anni fa. Sugli imputati pendono 9 capi di imputazioni relativi a operazioni infragruppo molto simili fra loro. Secondo la Procura avrebbero fatto passare i soldi dello stesso gruppo da una società all’altra, via via fino a svuotarne le casse causando una “bancarotta per distrazione”. In pratica i soldi di una società venivano prelevati per chiudere i buchi di un’altra società e così via, in un meccanismo che ricorda le scatole cinesi. Nell’arco di circa 10 anni sarebbero state così movimentate alcune decine di milioni di euro e coinvolte le società Mancini Group, Mancini Re, Ciet Impianti e Coeti. 

Il calendario delle udienze: sentenza prevista per maggio 2020

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