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Crac Etruria. Parla la vedova D'Angelo: "La mia vita è finita quando Luigino si è suicidato"

Questo pomeriggio in aula si è svolta l'udienza che vede imputati 25 ex consiglieri dell'istituto di credito. Lidia Di Marcantonio, vedova di Luigino D'Angelo, ha reso la sua testimonianza

“Sono qui per mio marito, per la sua memoria". Lidia Di Marcantonio, vedova di Luigino D'Angelo, si è presentata quest'oggi in aula per l'udienza riguardante il crac della ex Etruria che vede imputati 25 consiglieri del vecchio istituto di credito.
Un testimonianza particolarmente delicata e toccante quella resa dalla moglie dell'obbligazionista che, come molti altri, nel 2015 a seguito dell'entrata in vigore del decreto salvabanche vide andare completamente in fumo i propri risparmi. Nel dicembre dello stesso anno Luigino scelse di torgliersi la vita affidando ad una lettera-testamento le ragioni del suo comportamento. “Chiedo scusa a tutti, il mio gesto non è per i soldi che abbiamo perso, ma per lo smacco subìto…”, si leggeva in quell'ultimo scritto. E poi ancora rivolgendosi alla moglie Lidia “denuncia il direttore e gli addetti ai titoli per comportamento scorretto, anzi, direi criminale”. Una vicenda dolorosissima ripercorsa in aula ad Arezzo attraverso la testimonianza resa dalla donna. E' stata proprio lei infatti a raccontare di essere sempre stata cliente della banca.

“Mio marito diceva sempre al suo consulente di custodire il ‘gruzzoletto’ per la nostra pensione. Un giorno ci propose di investire tutto in un buon prodotto e noi ci fidammo. A luglio 2015 arrivò una lettera che ci diceva che il nostro investimento non era adeguato al nostro profilo. Siamo tornati in banca e un altro impiegato ci ha detto che era una lettera che mandavano di routine. Siamo andati via tranquilli. A settembre è arrivata un’altra lettera simile. Siamo tornati in banca e siamo stati tranquillizzati un’altra volta. Luigino disse di voler disinvestire. Parlò con il direttore e lui ci tranquillizzò che aveva investito anche lui così. Mio marito iniziò ad informarsi fino a quando sentimmo a Canale 5 che il presidente del consiglio Renzi aveva firmato il decreto salvabanche. Mio marito è rimasto con le fettuccine in mano dicendo abbiamo perso tutto”.

A quel punto la vedova ha raccontato della corsa in banca successiva al decreto: “il direttore ci ha detto che avevamo perso tutto e ci ha fatto firmare un documento senza darci una copia. Abbiamo chiesto la copia e la risposta è stata negativa e il documento non è stato mostrato”.
Luigino sarebbe andato poi alla Finanza ma non avendo documenti firmati non ha potuto fare nulla. “Subito dopo mio marito – ha detto Lidia – è andato ad una tv privata e si è documentato chiamando poi tutte le associazioni”.

Il racconto si è fatto poi drammatico. “Il sabato pomeriggio è stato tutto il giorno al computer poi alle 16 mi ha chiamato e mi ha mostrato il diario che aveva scritto per appuntare tutto ciò che era successo. Io poi sono uscita, sono rientrata e ho guardato le scale e c’era mio marito appeso. Ho provato a tagliare quella corda con il coltello da cucina ma mio marito era novanta chili e non ce l’ho fatta. Lì è finito tutto, noi siamo stati insieme sempre, eravamo l’uno per l’altra, lui mi ha cresciuto, mi ha coccolato e viziato e lì su quelle scale la mia vita è finita. Domani sono cinquanta mesi che mio marito non c’è più. Sono stata chiusa in camera con le sue ceneri per nove mesi. L’unica cosa che mi lega a questo mondo è mia mamma di 95 anni, siamo io e lei sole. La mia vita è finita su quelle scale dove ho visto mio marito appeso. Dopo la sua morte sono stata nove mesi chiusa in camera e ho perso dieci chili”.

Sul profilo di rischio Lidia D’Angelo ha detto: “non sapevamo neppure cosa fossero i profili di rischio, forse eravamo ignoranti noi. Alla fine abbiamo capito che il nostro profilo di rischio era stato modificato”.

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