"La pandemia? Non sottovalutatela, chiuso in casa da un mese: è pericolosa", l'appello dell'attore Daniele Cangi

Cangi racconta la sua storia: i sintomi, l'attesa per il tampone e la dolorosa perdita di una persona cara. Poi si rivolge ai giovani: "C'è troppa noncuranza, fate attenzione"

Il suo lavoro è quello di "regalare" momenti di evasione, di riflessione e di serenità: in tv, in radio, al cinema e sul palco di un teatro. Daniele Cangi, Lelo, è un affermato attore comico, regista e speaker radiotelevisivo che dal anni vive a Bibbiena. La seconda ondata dell'epidemia di Coronavirus lo ha colpito profondamente e mentre sta tornando alla propria vita ha deciso di portare la sua testimonianza e di lanciare un messaggio ai più giovani: "Attenzione, questo virus è davvero pericoloso, non abbassate mai la guardia".

La storia

"Io ho 32 anni e dall'inizio dell'epidemia sono sempre stato molto attento. Ho sempre cercato di tutelare chi mi sta accanto. Nelle trasmissioni televisive che conduco ho lanciato messaggi sulla prevenzione. Insomma io ero quello che quando andavo a cena con gliu amici venivo preso in giro perchè aspettando che arrivassero i piatti tenevo la mascherina".

Un lavoro a contatto con il pubblico il suo, che lo ha portato a sottoporsi ogni due settimane da quando è finito il lockdown a test sierologici.

"Poi il 17 ottobre è arrivato un raffreddore e dopo due giorni un mal di gola - racconta -. Ho preso gli antibiotici, sembrava un'infezione batterica. Invece dopo poco ho perso i sensi del gusto e dell'olfatto e avuto una lieve bronchite. A questi sintomi si è aggiunta la febbre molto alta".

Così quello che sembrava un malanno di stagione curabile con gli antibiotici, si è trasformato in qualcosa di più serio. "Nel frattempo aveevo chiesto di fare il tampone e alla fine, il 29 ottobre sono riuscito a farlo. Il 31 il risultato: positivo al Coronavirus".

In quelle due settimane, anche una persona molto cara a Daniele è risultata positiva. "Ho cercato di tutelare chi era più fragile - dice - ma questa malattia è subdola, è davvero difficile capire come agisca." 

Dopo alcuni giorni il dolore ha preso il sopravvento: la persona a lui cara colpita dal virus si è aggravata, e pochi giorni dopo è venuta a mancare. Come sempre in questi casi, nessun saluto, nessun ultimo abbraccio, nessun funerale. 

L'appello ai giovani

"Io sono ancora in quarantena - spiega - ma ho deciso di raccontare cosa mi è accaduto perché mi rendo conto che c'è e c'è stata tanta noncuranza, specialmente da parte dei giovani, perché si sentono highlander. Gli accorgimenti sono necessari: mascherina, distanziamento, evitare gli assembramenti.  Io ho cercato di fare grande attenzione, la mia preoccupazione più grande era per le persone fragili con i quali avevo contatti. Ma non è bastato, per questo vi dico: non prendete sotto gamba questa epidemia".

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