"Il tampone? Non è valido. Tutto da rifare", l'odissea di un giovane padre

L'uomo, positivo asintomatico, a 10 giorni dal primo test si era sottoposto al secondo tampone. Ma in 6 giorni nessuna risposta: "Ho scritto a tutti, alla fine ho scoperto che il tampone non era valido. Adesso attendo i sanitari"

"Mi hanno detto che il mio tamopone non era valido, che era da rifare. E da allora sono stato abbandonato a me stesso". Quella di Marco (nome di fantasia) è una delle tante storie di aretini alle prese con tamponi, isolamento e quarantena. Con una aggravante: il fatto - racconta lui - di non avere un risultato valido per il secondo tampone. quello che se negativo avrebbe potuto decretare la conclusione della quarantena. E di non aver ricevuto la visita dei sanitari concordata per eseguirne uno nuovo. 

La storia

La vicenda prende avvio il 6 ottobre. Marco, giovane padre di un bimbo di pochi mesi, riceve una telefonata: un amico con il quale aveva trascorso la domenica precedente era positivo al covid. 

"In quel momento ho pensato a mia moglie - racconta - e al mio bambino. Non volevo esporli a qualche rischio. E allora ho chiamato il medico di base, ho prenotato un tampone e mi sono messo in auto isolamento". 

Il tampone viene eseguito il 10 ottobre: Marco è positivo e asintomatico. Decide di chiudersi in un piccolo appartamento sopra all'abitazione dei genitori, per non contagiare la moglie e il figlioletto che fortunatamente sono risultati negativi. 

"Martedì 20 avevo prenotato il secondo tampone - spiega - sono andato a farlo, fiducioso. Se fosse stato negativo, la mia quarantena si sarebbe conclusa e sia io sia mia moglie, che essendo contatto di positivo era in isolamento, saremmo potuti tornare alla nostra vita".

Il giovane padre raggiunge lo stadio in auto, si sottopone al test e poi torna a casa e aspetta. Entro 48 ore doveva avere la risposta. 

Il tampone "non valido"

Ma passano i giorni non riesce a capire l'esito. 

"Nessuno si è fatto vivo - dice - allora ho scritto all'ufficio igiene, al call center, anche al sindaco. Nessuna risposta per sei lunghi giorni. Il 26 infine mi ha richiamato la ragazza del call center e mi ha spiegato la situazione: il mio tampone non era valido. Tutto da rifare. Quando? Ieri stesso, a casa mia. Ma nessuno si è fatto vivo".

L'amarezza nelle parole di Marco è palpabile. "Sapevamo tutti che ci sarebbe stata una seconda ondata e che sarebbe stata più violenta della prima: ma le autorità come potevano pensare di affrontare l'emergenza con lo stesso numero di risorse umane  o con i stessi metodi? C'è una gravissima disorganizzazione".

E intanto aspetta di sottoporsi al secondo tampone. Contando i danni, anche economici, arrecati dai ritardi di comunicazione. 

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