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"Dimenticati in quarantena", dal ricovero del nonno all'isolamento "senza scadenza" anche dei familiari negativi

La storia: il nonno nemmeno 60enne finito in terapia intesiva, la moglie e una figlia positive, e la famiglia dell'altra figlia negativa ma bloccata in casa in quarantena. Soli, senza poter uscire e "senza sapere se e quando saranno eseguiti i tamponi"

Quarantena, paura di perdere i propri cari e solitudine. Le storie di aretini barricati in casa, alle prese con virus e tamponi si moltiplicano. E in tanti casi si tratta di vere e proprie odissee. Come quella che sta vivendo una famiglia di Subbiano: un nonno nemmeno 60enne finito in terapia intesiva, la moglie e una figlia positive, e la famiglia dell'altra figlia negativa ma bloccata in casa in quarantena. Soli, "senza sapere se e quando saranno eseguiti i tamponi" e di conseguenza quando potranno ternimare la quarantena "perché nessuno risponde alle nostre domande"

Il nonno positivo, il ricovero e i contagi

L'intera vicenda ha preso il via lo scorso 28 settembre quando un operatore sanitario di 57 anni ha avvertito dei sintomi influenzali. Lavora nella sanità e conosce i protocolli: si chiude in casa e chiede di fare il tampone. Il risultato arriva il 3 ottobre: è positivo. Intanto però i sintomi si aggravano, lui parla con il medico di famiglia per telefono, prende paracetamolo ma non migliora. 

"Sembrava si fossero dimenticati di lui - racconta oggi il genero -. Dopo una settimana senza che nessuno lo visitasse  - racconta il genero - i problemi respiratori erano seri e noi abbiamo chiamato un'ambulanza. E abbiamo fatto appena in tempo". 

Il 57enne è stato prima ricoverato nel reparto Covid "e aiutato a respirare con il casco", ma la situazione non migliorava ed è stato trasferito in terapia intensiva. "Adesso sta meglio, è stato trasferito in un altro reparto del San Donato. Ma nel frattempo - spiega il genero - per noi è iniziata un'Odissea".

Tamponi e quarantena "senza fine"

La moglie e una figlia dell'uomo sono risultate positive. "Stanno bene ma si trovano a fare i conti con una situazione paradossale". Alla madre infatti il tampone è stato ripetuto. Alla figlia invece è stato fatto solo il primo tampone. Erano i primi giorni di ottobre e da allora non hanno informazioni su cosa le aspetta. "Fortunatamente - spiega il genero - il sindaco di Subbiano, Ilaria Mattesini, telefona loro ogni giorno, addirittura è stata così gentile da offrirsi di portare loro la spesa. Almeno da parte di questa istituzione c'è stata attenzione". 

Il genero invece ha fatto il primo tampone il 6 ottobre, la moglie (ovvero l'altra figlia del 57enne) il 9, le loro bimbe il 7 e il 12 ottobre. Tutti negativi.

"In pratica - spiega il genero - io avrei terminato la quarantena, ma le mie figlie e mia moglie no. Non so quindi se posso tornare al lavoro e se e quando verranno ripetuti i tamponi ai miei familiari. Ho scritto molte mail in questi giorni per avere chiarezza, sul da farsi, ma le risposte non sono arrivate. Ho provato anche a chiamare i numeri indicati dalla Asl, ma nessuno ha mai risposto. Siamo stati lasciati soli. Dimenticati. Nel limbo tra un tampone e l'altro, che non si sa se e quando verrà effettuato. Ci siamo resi conto che le persone non vengono controllate come si deve, nel sistema c'è una falla: per fronteggiare questa situazione di emergenza andavano fatti i tamponi in contemporanea, altrimenti la quarantena non finirà mai".

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