Fuga verso le seconde case aretine. I sindaci: "Ci sono anche contagiati, ma nessuno ci ha avvertiti"

I casi in Casentino e in altre aree dell'Aretino. I sindaci: "La scoperta leggendo i report regionali: ma se non ci avvisano, come possiamo organizzare i servizi?". Dalla spesa al ritiro dei rifiuti, i dilemmi dei primi cittadini

La corsa verso la seconda casa è partita. Come in primavera, le zone di villeggiatura dell'Aretino e del Casentino iniziano a vedere l'arrivo di persone provenienti da altre città toscane e da altre regioni. Con una differenza, spiegano due sindaci del Casentino, Eleonora Ducci e Valentina Calbi - "questa volta ci sono anche persone che decidono di trascorrere qui il loro periodo di isolamento in quanto positivi al tampone". 

Una situazione che pone mille interrogativi agli amministratori, sia in termini di organizzazione dei servizi sia in termini di assistenza e tutela. 

"Capisco chi, risultando positivo al tampone, cerca di non contagiare i familiari isolandosi in una abitazione diversa, ovvero una seconda casa - spiega Calbi, primo cittadino di Chitignano - ma in merito non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali e ci troviamo in difficoltà. Ad esempio, se queste persone non hanno familiari o una rete di amici nel territorio, chi può aiutarli nella spesa? Se non sappiamo che ci sono, come facciamo a provvedere al ritiro dei rifiuti? E ancora, se qui non hanno il loro medico, come possono essere assistiti adeguatamente?".

Domande alle quali fa eco la collega, sindaco di Talla, Eleonora Ducci. "Ci sono alcune persone nel mio territorio che sono arrivate per trascorrere il periodo di isolamento nella loro seconda casa. Il fenomeno è molto diverso rispetto a quanto accaduto durante il lockdown, perché all'epoca non si trattava di persone positive. Non erano perciò persone che avevano bisogno di servizi particolari. Adesso invece sono arrivati senza che l'amministrazione fosse stata avvisata e dobbiamo capire come gestire questa situazione". 

Seconda casa, stop all'esodo dal Nord: l'ordinanza della Regione Toscana

Nel frattempo la Regione Toscana ha emesso un'ordinanza che permette lo spostamento anche da altre regioni nelle seconde case del territorio, ma a patto che in Toscana si abbia comunque il proprio medico di famiglia o pediatra. Agli altri lo spostamento non sarà consentito. L’ordinanza ha l'intento di ridurre la mobilità interregionale, così come era già successo lo scorsa primavera nel pieno dell’emergenza da coronavirus. 

“Vogliamo regolare gli accessi alle seconde case – spiega il presidente Giani – per frenare il trasferimento dalle zone rosse nella nostra regione.  Consentire in un momento di emergenza sanitaria di farlo solo a chi ha qui il medico o il pediatra è un’esigenza naturale”. “Occorre responsabilità – conclude Giani – e rispetto autentico dello spirito delle norme fissate dal Dpcm”.  

Resterebbe però il problema degli spostamenti interni alla regione: ovvero, quei casi in cui nelle seconde case arrivano persone provenienti da province che appartengono ad Asl diverse dalla Toscana Sud Est e che comunque non hanno nel territorio i medici di base. Mentre per chi si è già "insediato" nelle abitazioni della villeggiatura per trascorrere l'isolamento i sindaci dovranno approntare i servizi necessari.

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