"In quarantena da tre settimane, ci hanno lasciati soli: nessuno ci spiega cosa accadrà", la testimonianza di una mamma

Dopo un caso di positività al Coronavirus in una scuola, tutti i bimbi sono finiti in quarantena. Tra questi anche la figlia della donna: l'intero nucleo familiare da allora è in isolamento. La bambina è risultata positiva, ma il resto della famiglia è sempre stato negativo. L'appello per avere risposte

"Dal 17 settembre siamo chiusi in casa, con due bambini, e nessuno ci dice cosa ci accadrà". La voce al telefono è quella di una mamma molto preoccupata. Con il marito e i due figli - di 3 e 7 anni - da tre settimane è in quarantena. Una situazione nella quale sono piombati improvvisamente e che probabilmente non avevano mai immaginato di dover affrontare. Una piccola odissea nella quale si sentono soli, perché non riescono a parlare con nessuno che spieghi loro cosa li aspetta.

Tutto è iniziato con la notizia di un bimbo positivo in una scuola della città: "Un compagno della nostra bambina era positivo al test - racconta la madre - e da allora siamo in isolamento. Nostra figlia ha fatto più volte il tampone: è risultata positiva e fortunatamente non ha sintomi. Nell'ultimo test la sua carica virale era molto bassa. Io, mio marito e il bimbo piccolo, invece, siamo sempre stati negativi. Ma come previsto dalla legge restiamo a casa, non andiamo al lavoro e non svolgiamo le attività necessarie quotidianamente". Una situazione che sta accomunando molte famiglie, ma che per certi versi si sta dimostrando paradossale. 

"Perché la scuola ha riaperto - spiega la giovane mamma - i bambini sono tornati in classe. Ma mia figlia e alcuni compagni ancora restano a casa per la leggera carica virale evidenziata dai tamponi. E così anche le famiglie restano barricate senza riuscire a parlare con la Asl e con le istituzioni per avere riscontri su cosa fare e non fare e per capire quale sarà l'attesa. E anche quando gli infermieri vengono a ripetere i tamponi, non ci dicono nulla". 

A spaventare questa famiglia è la solitudine in cui sentono di essere lasciati. La giovane mamma racconta di non aver ricevuto nessuna risposta a telefonate e mail, nessuna spiegazione su come comportarsi e nessun chiarimento su cosa comporti una carica virale molto bassa.

"Abbiamo saputo - dice la mamma - che in questi casi i rischi di contagio sono davvero esigui, quindi ci chiediamo perché dato che è passato un mese dall'inizio dell'isolamento nessuno ci sappia dire nulla. Abbiamo bisogno di tornare al lavoro: dobbiamo mangiare e pagare l'affitto. E poi abbiamo bisogno di tornare a poter fare le cose più semplici: non possiamo nemmeno pagare le bollette per le utenze, perché mai avremmo pensato di trovarci chiusi in casa per così tanto tempo e non avevamo attivato i servizi per eseguire i pagamenti da casa". 

Mentre questa famiglia chiede di non essere lasciata più sola, aumentano i casi nelle scuole aretine. Fortunatamente i bambini sono spesso asintomatici, ma una volta che hanno contratto i virus i loro contatti stretti devono restare in quaranteno e fare accertamenti. Le famiglie isolate così stanno diventando sempre più numerose e chiedono una maggiore attenzione. 

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