Coronavirus e discoteche chiuse, Ghezzi: "Noi controllavamo, adesso il rischio è che il problema si sposti"

Il Dolce Verde aveva aperto il 18 luglio, il River Piper la settimana dopo, il 25: neanche il tempo di accendere le casse e la musica si è fermata

Foto d'archivio

La musica si è già spenta. Giusto il tempo di tornare in pista e testare le nuove modalità anti Covid. Da oggi al 7 settembre tutte le attività di discoteche, sale da ballo e "locali assimilati" saranno interrotte. La decisione del Governo è arrivata ieri pomeriggio dopo una videoconferenza urgente dei ministri di Sanità, Regioni e Sviluppo economico, Roberto Speranza, Francesco Boccia e Stefano Patuanelli con i presidenti della Regioni. L'ordinanza del Governo non sarà derogabile da parte delle Regioni, quindi niente discoteca per nessuno. 

"Un danno grosso per gli operatori - afferma Tito Ghezzi, che lo scorso 18 luglio aveva riaperto il Dolce Verde - soprattutto quelli della riviera Romagnola, che erano nel pieno della stagione. Lì chiudere i locali significa fermare tutta la filiera del divertimento: senza le discoteche verrà meno i mercato della ristorazione e quello delle strutture turistiche. E anche per noi è un problema: abbiamo investito in sicurezza, ci siamo messi a norma e siamo stati molto prudenti. E' una decisione che a mio avviso sarà inefficace, perché sposterà solo il problema dai locali ad altri luoghi".

Il Dolce Verde aveva atteso la seconda metà di luglio per riaprire, nonostante la Regione Toscana avesse emesso un'ordinanza con la quale era possibile già un mese prima (il 14 giugno) dare il via alla stagione. La musica si è accesa per tre volte: 18 luglio e in altre due sere. Poi lo stop. In provincia aveva riaperto anche il River Piper, punto di riferimento per generazioni di giovani Casentinesi. Lì la stagione è iniziata il 25 luglio: ma anche in quel caso, con prudenza, erano state organizzate solo alcune serate. 

"Per le discoteche ben organizzate - sostiene Ghezzi - i rischi erano bassi. Noi abbiamo dimezzato gli ingressi, raddoppiato gli addetti alla sicurezza, con la Croce Rossa abbiamo provveduto alla misurazione della temperatura dei ragazzi e abbiamo anche tenuto un registro delle presenze. Al bar abbiamo fatto accedere i giovani in piccoli gruppi e addirittura avevamo posto un addetto alla sicurezza all'ingresso dei bagni affinché controllasse che chi entrava indossasse la mascherina. Insomma c'erano molti più controlli che nelle piazze della movida". 

Putroppo però le immagini che da alcune parti d'Italia sono arrivate sui social, hanno lasciato il segno. Assembramenti per alcuni eventi promossi dai locali non sono passati inosservati, anzi, hanno scatenato molte polemiche. E così è arrivata la decisione del Governo, che sarà valida in tutta Italia. Anche in Toscana, dove solo pochi giorni fa la Regione aveva emesso un'ordinanza restrittiva che imponeva la misurazione della temperatura e l'uso di un registro delle presenze. 

La movida con la mascherina

Adesso i giovani dove andranno? Le piazze della movida torneranno a riempirsi, probabilmente. Ma anche in questo caso la "musica" è cambiata: perché dalle 18 alle 6 del mattino dovrà essere indossata obbligatoriamente la mascherina "all'aperto, negli spazi di pertinenza dei luoghi e locali aperti al pubblico nonché negli spazi pubblici (piazze, slarghi, vie) ove per le caratteristiche fisiche sia più agevole il formarsi di assembramenti".

"Mi chiedo - conclude Ghezzi - chi vigilerà in queste zone così ampie. Saranno schierate le forze dell'ordine? Sarà una spesa enorme. Mentre nel nostro caso, erano i singoli imprenditori a investire. Più che con le Regioni, i ministri avrebbero potuto confrontarsi con i gestori dei locali per stilare linee guida uguali per tutti, che evitasero ai giovani di correre rischi".

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