Primo caso di positività a Montevarchi. E la Cisl attacca sui contagi alla Gruccia

Il sindaco Chiassai annuncia un contagio da Coronavirus nel territorio del suo municipio. Il sindacato: "Sui casi dell'ospedale c'è stata una comunicazione deludente"

"Quanto verificatosi all’interno dell’ospedale della Gruccia in Valdarno ha dell’incredibile. Il messaggio che il coronavirus morde in maniera spietata e veloce è un dato di fatto che i nostri sanitari, quelli che in prima linea con le armi a disposizione cercano di combatterlo, ce lo ripetono di continuo così come di mettere in pratica comportamenti corretti, ma alla Gruccia si predica bene e si razzola male. Si è dovuti uscire nella stampa perché fossero accolte le legittime richieste dei lavoratori che sono sulle barricate a fronteggiare questa emergenza". Attacca così una nota della Cisl, nel giorno in cui il sindaco di Montevarchi Silvia Chiassai annuncia il primo caso di positività all'interno del comune di Montevarchi. Nella stesso giornata si è svolto un incontro in prefettura ad Arezzo, durante il quale il primo cittadino Chiassai ha parlato con il direttore della Asl Toscana Sud Est a proposito della Gruccia.

La nota della Cisl

All’indomani della denuncia la USL Sud Est produce un comunicato stampa che non soddisfa il sindacato che “lo valuto deludente, dichiara Maurizio Milanesi, e mi spiego partendo dalle considerazioni sull’infermiera che «ha comunicato la propria positività al tampone», L’infermiera era assente dall’8 marzo per sintomi parainfluenzali. Tra il 10 e l’11 marzo altri due colleghi erano a casa in malattia con sintomi simili. Il giorno 12, dopo che la situazione si è aggravata, gli infermieri del distretto di San Giovanni la sottopongono a tampone presso l’abitazione. Alle 21.40 gli comunicano dall’ufficio igiene che è positiva. Avverte immediatamente la sua coordinatrice. Mi pare che si sia mossa la struttura sanitaria e che tutti ne erano a conoscenza per tempo. L’infermiera che per fortuna sta meglio ha fatto tutto il dovuto”.

Quello che si fa notare- continua la nota Cisl - è che non sono stati presi i giusti accorgimenti. “Le disposizioni nazionali, spiega Luciana Lapi responsabile Sanità Funzione pubblica, non prevedono l’effettuazione dei tamponi fino all’insorgenza dei sintomi, anche se trattasi di personale sanitario, su questa discrasia tutto il sindacato confederale sta premendo per modificare la norma. Nel momento in cui, però, correttamente a nostro avviso, il presidio della Gruccia decide di fare i tamponi a tutto il reparto che è stato a contatto con la collega positiva, sarebbe stato conseguente in quelle ore di attesa mettere tutti in quarantena per evitare altri possibili contagi e chiudere quel reparto per la sanificazione, come successo in altre regioni. Infatti il personale che poi è risultato positivo ha proseguito il servizio e ciò poteva essere evitato. Si è deciso di continuare a lavorare e di sanificare in qualche modo. I risultati dei tamponi sono stati comunicati durante le ore a seguire, in alcuni casi con qualche ritardo”.

“L’intervento della CISL FP del 13 marzo era un atto dovuto, sottolineano Milanesi e Lapi, e la mancanza dei DPI, che noi stessi avevamo segnalato ai responsabili da giorni, era un fatto troppo grave. Ancora adesso sono assolutamente insufficienti. Dal personale sanitario provengono richieste di aiuto, tutti i giorni a tutte le ore, il personale lavora in condizioni critiche ed è allo stremo delle forze. I responsabili dei reparti, dei presidi e la stessa direzione sanitaria devono ascoltare i lavoratori e stare dalla loro parte come sta facendo tutto il Paese. Non si può tacere sulla mancanza di DPI, come non si può tacere sui casi positivi. Si debbono prendere decisioni corrette ed immediate. I responsabili dovrebbero essere all’altezza della situazione. A tutela di lavoratori e pazienti. Le notizie che abbiamo parlano di un numero di positivi di 9 unità: 8 infermieri ed 1 medico alla Gruccia e ci sembra che possa esserci qualche problema anche al San Donato e in alcuni distretti del territorio dove ugualmente mancano i Dpi. Siamo molto preoccupati anche per i pazienti. E’ evidente che con questi problemi il rischio di contagio è molto alto. Lavoriamo tutti insieme per superare al meglio questo momento difficile”.

Quanto accaduto, conclude Silvia Russo della segretaria territoriale della Cisl confederale con delega alle politiche socio sanitarie della provincia di Arezzo, non fa venir meno lo spirito di collaborazione che ci ha sempre animato; è nostro dovere fare i complimenti a Tutto il personale della sanità nonostante i tagli e retribuzioni non all’altezza (non pensiamo solo ai medici, agli infermieri, agli O.S.S., ai professionisti tecnici del comparto, ma anche ai tanti colleghi che lavorano negli appalti come pulizie e front office con contratti ai limiti della decenza, sottoposti agli stessi pericoli e altrettanto fondamentali nel servizio), ma è altresì fondamentale ricordare che l’attuale legge regionale con le cosiddette “aslone” penalizza fortemente, a nostro parere, un servizio di coordinamento e organizzazione puntuale dell’emergenza: il direttore generale e il direttore sanitario dovrebbero essere super eroi per riuscire a verificare passo passo come ogni singolo presidio (da Sansepolcro a Orbetello) si rapporta a questo evento epocale! I problemi che abbiamo rilevato e continueremo a rilevare con la nostra categoria della Fp, che vedono molto appassionati e duri, servono in spirito costruttivo a superare le difficoltà. Auspichiamo anche un ancora più stretto contatto tra Azienda e i Sindaci, che hanno il dovere di difendere la salute dei loro concittadini, ma hanno la necessità della massima trasparenza, senza la quale potremmo rischiare uno sfaldamento della collaborazione, del tutto inopportuno e quanto mai fuori luogo.

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