Condannato per associazione mafiosa scappa prima dell'arresto. Poi si consegna

Esecuzione della sentenza definitiva di condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione (oltre a due anni di libertà vigilata), nei confronti di Giovanni Potenza, 63 anni, nato nel Casertano e condannato in primo grado nel 2004, dalla prima...

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Esecuzione della sentenza definitiva di condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione (oltre a due anni di libertà vigilata), nei confronti di Giovanni Potenza, 63 anni, nato nel Casertano e condannato in primo grado nel 2004, dalla prima Sezione Penale del Tribunale Ordinario di Santa Maria Capua Vetere per condotte iniziate nel 1996 con un’imputazione per associazione per delinquere di tipo mafioso, aggravata dall’uso delle armi. Nel 2013, la Corte di Appello di Napoli ha riformato la sentenza di primo grado condannando a quattro anni e sei mesi di reclusione l'uomo, interdicendolo per cinque anni dai pubblici uffici ed applicandogli la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di due anni.

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La condanna è divenuta definitiva a seguito della sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 15 luglio 2015.

Nel frattempo il 63enne ha spostato la propria residenza nel comune di Terranuova Bracciolini, dov’era stato tenuto sotto stretto controllo dagli operatori della Questura e del Commissariato di Montevarchi. Immediatamente dopo aver appreso che la sentenza della Cassazione gli aveva confermato la pena e doveva essere eseguita, il condannato, pur se controllato a vista da personale della Squadra Mobile della Questura di Arezzo e dell’Ufficio Anticrimine del Commissariato di Montevarchi (Ar), è scappato dalla propria abitazione riuscendo a rendersi irreperibile, approfittando delle sue ultime ore di libertà. La condanna, infatti, sebbene definitiva, dopo la sentenza di Cassazione del 15 luglio 2015, per essere eseguita, necessitava per legge condannato non poteva essere portato in carcere dagli operatori. Il latitante, prima che la propria situazione si aggravasse ulteriormente ieri si è recato alle porte del carcere di San Giminiano (Si) per consegnarsi agli operatori della Polizia Penitenziaria che gli hanno notificato l’ordine di esecuzione della sentenza di condanna.

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