Compatibilità del procuratore Rossi: aperta la discussione nel Csm. Martedì il verdetto

E' martedì il giorno scelto per il verdetto sul caso del procuratore Rossi, la Prima del Commissione del Csm dovrebbe chiudere il caso del titolare delle inchieste su Banca Etruria, finito all’attenzione del Consiglio Superiore della Magistratura...

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E' martedì il giorno scelto per il verdetto sul caso del procuratore Rossi, la Prima del Commissione del Csm dovrebbe chiudere il caso del titolare delle inchieste su Banca Etruria, finito all’attenzione del Consiglio Superiore della Magistratura per un incarico di consulenza svolto per il governo fino al dicembre 2015. Il motivo? L'ipotesi di una sorta di "conflitto di interessi" per il ruolo di vice presidente dell'Etruria ricoperto in passato da Pierluigi Boschi, padre del ministro per le Riforme, Maria Elena.

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Martedì è iniziata la discussione a Palazzo dei Marescialli ma non si è concretizzata una proposta. “Al momento tutte le ipotesi sono aperte”, spiega una voce interna al Csm riportata dall'Ansa. Il riferimento sarebbe

sia all’eventualità di un’archiviazione del fascicolo - scrive l'Ansa - sia all’apertura di una procedura di trasferimento d’ufficio. Ma c’è una terza strada, che allo stato sembrerebbe più probabile: chiudere il caso lasciando Rossi al suo posto, ma allo stesso tempo mettere nero su bianco qualche osservazione critica sul suo comportamento. Una soluzione di mediazione tra chi vorrebbe archiviare e chi, come il laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin, preme invece per l’apertura della procedura di trasferimento d’ufficio. Per il procuratore di Arezzo la Commissione aveva già chiesto l’archiviazione nel gennaio scorso, dopo averlo ascoltato due volte in audizione. Una decisione su cui c’era stata una brusca marcia indietro dopo che un articolo di Panorama aveva rivelato che Rossi si era occupato di indagini sul padre del ministro,di cui non aveva parlato ai consiglieri, ai quali aveva invece anzi assicurato di non conoscere “nessuno della famiglia Boschi”. Si era così riaperta l’istruttoria, con una serie di audizioni che avevano coinvolto tra gli altri il prefetto di Arezzo e i componenti del pool della procura che indagano su Banca Etruria. Era stato sentito nuovamente anche il diretto interessato, che ai consiglieri aveva ribadito di non aver mai avuto una conoscenza personale con l’ex vice presidente di Banca Etruria e di non averlo mai messo in relazione (quando conduceva le indagini su di lui) con il ministro per le Riforme, visto che all’epoca non si trattava di un personaggio noto.

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