Mercoledì, 28 Luglio 2021

Coingas: attesa sulla decisione di rinvio a giudizio. Ghinelli: "So cosa ho fatto, non ho paura"

Martedì 6 luglio le porte del tribunale di Arezzo torneranno ad aprirsi per dare vita ad un nuovo capitolo della complessa e delicata inchiesta avviata nel 2019 dalla Digos

"Se dovessi andare a processo? Va bene perché so quello che ho fatto". Sono queste le considerazioni, meramente di carattere personale, che il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli ha scelto di condividere con l'opinione pubblica su sollecitazione della stampa. Imputato nella maxi inchiesta Coingas Multiservizi Estra, il primo cittadino ha notoriamente scelto di manterene un basso profilo sull'intera questione. "Sì perché ovviamente si tratta di una vicenda delicata - ha sottolineato - ne ho dato conto in consiglio comunale attraverso delle note lette all'assise e poi rese pubbliche anche sugli organi di informazione. Ovviamente ripongo la massima fiducia nella magistratura e, dal canto mio, ho cercato di tenermi a distanza da ogni dibattito riguardante la vicenda anche durante le sedute del consiglio comunale perché nelle sedi istituzionali la mia presenza non deve condizionare alcuna persona o rappresentante eletto".

Una vicenda sicuramente complessa quella apertasi ormai due anni fa e che, neanche a dirlo, ha causato più di un terremoto sia fuori che dentro le stanze di palazzo Cavallo. Dopo la chiusura delle indagini, la scorsa primavera ha preso il via la fase giuridica per la quale il prossimo appuntamento è fissato in calendario martedì 6 luglio. In questa data il giudice del tribunale di Arezzo sarà chiamato a decidere per il rinvio a giudizio o meno di tutti gli imputati. "Come vivo personalmente questa fase? Non malissimo - spiega il sindaco - certo se mi fermo a pensare a tutta la storia mi innervosisco ma non tanto come qualcuno potrebbe pensare. Non vivo sull'onda di questa incombente presa di posizione della magistratuta. E poi se anche dovessi andare a giudizio so perfettamente cosa dire perché io so bene cosa ho fatto e cosa no".

Attesa per la decisione del gip

Martedì prossimo dunque sarà il gip Fabio Lombardo a pronunciarsi. Per due dei 13 imputati, ovvero Sergio Staderini e Jacopo Bigiarini che hanno scelto il rito abbreviato, dovrà esprimersi sulle eventuali condanne. Per gli altri - oltre al sindaco Alessandro Ghinelli anche Francesco Macrì, Alberto Merelli, Franco Scortecci, Mara Cacioli,  Pier Ettore Olivetti Rason, Marco Cocci, Stefano Pasquini, Roberto Bardelli, Lorenzo Roggi e Luca Amendola - dovrà decidere se rinviarli a giudizio, come chiesto dal Procuratore Roberto Rossi, oppure archiviare la loro posizione.

Ghinelli e la strategia difensiva

La strategia difensiva adottata dai legali del sindaco, Luca Fanfani e Piero Melani Graverini, punta su un dilemma: le condotte riscontrate hanno effettiva rilevanza penale?

Sull'accusa di abuso d'ufficio per la nomina di Macrì a presidente di Estra, ad esempio, l'avvocato Fanfani nella sua arringa ha fatto riferimento ad un precedente: quello in cui il presidente della Lombardia Fontana votò la nomina di un suo collega di studio al vertice di una commissione. In quel caso i giudice decise per l'archiviazione perché non si verificò la "doppia ingiustizia":  quel collega era idoneo a partecipare al concorso, avrebbe potuto accedere di diritto alle selezioni. Stessa situazione potrebbe essersi verificata con la nomina del presidente di Estra:  anche se la legge Severino fosse stata applicabile e l’incarico a Macrì fosse stato inconferibile andrebbe provato che il destinatario della nomina ne abbia ricavato un vantaggio ingiusto, che non sia quello della stessa nomina.

E per la nomina di Amendola? Anche in questo caso la linea difensiva sarebbe netta: secondo quanto sostenuto dai legali si sarebbe trattato di una nomina politica. E per questo non si configurerebbe il reato di abuso d'ufficio. 

La parola adesso passa al giudice. E la sua decisione sarà resa tra pochi giorni.

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