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Cronaca

Morta per una diagnosi sbagliata: medici e Asl condannati. La famiglia: "Fatta giustizia"

Cinzia Patricolo è deceduta sette anni fa a causa di un'occlusione intestinale. Dopo la sua morte la famiglia ha intentato una causa contro medici e azienda sanitaria. In sede civile è arrivata la sentenza

"Nessuno può ridarci Cinzia ma, finalmente, abbiamo ottenuto giustizia". Lo sfogo è quello apparso in queste ultime ore sui social dove Angelo Rossi, cognato di Cinzia Patricolo, deceduta nel 2017 a 47 anni all'ospedale San Donato, ha scelto di scrivere un breve messaggio per commentare il verdetto pronunciato dal tribunale di Arezzo.

Dopo anni di battaglie dentro alle aule di giustizia, ieri 24 maggio è arrivato il documento con il quale viene riconosciuto ai genitori, alla sorella e al convivente di Cinzia Patricolo, il diritto a essere risarciti dalla Asl e dai due medici che seguirono la donna all'arrivo al San Donato. Le ragioni, come si legge nel dispositivo, sarebbero da rintracciare nella diagnosi sbagliata effettuata al momento dell'ingresso della donna in pronto soccorso. Un errore che l'ha portata al decesso.

Morì dopo 17 ore di agonia. Asl e due medici dovranno risarcire i familiari

"Desidero esprimere, a nome mio e della mia famiglia - spiega Rossi - la nostra soddisfazione per la sentenza emessa dal tribunale di Arezzo che riconosce le responsabilità dell'Asl e dei due medici coinvolti nella tragica morte di mia cognata Cinzia. Questo verdetto rappresenta un'importante conferma della giustizia e della verità che abbiamo cercato instancabilmente per sette lunghi anni. La decisione del giudice Carmela Labella non può ridarci Cinzia, e la nostra famiglia è uscita devastata da questa tragedia, ma rappresenta per noi un passo fondamentale verso il riconoscimento degli errori che hanno portato alla sua prematura scomparsa. Spero che questa sentenza possa contribuire a prevenire simili tragedie in futuro, migliorando la qualità dell'assistenza medica e la sicurezza dei pazienti. Voglio ringraziare l'avvocato Donata Pasquini per il suo impegno e la sua dedizione nel perseguire la giustizia per Cinzia e per tutti noi. Il mio pensiero va a Cinzia, la cui perdita ha lasciato un vuoto incolmabile nelle nostre vite. La mia speranza è che, attraverso questa sentenza, possa emergere una maggiore consapevolezza dell'importanza di una diagnosi accurata e tempestiva, affinché nessun'altra famiglia debba affrontare una simile sofferenza".

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