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Morì in ospedale per una patologia intestinale, chiesto il rinvio a giudizio per due medici

Cinzia Patricolo aveva 47 anni quando si sentì male. Corse al pronto soccorso e dopo 16 ore di agonia, morì. Oggi i familiari chiedono se poteva essere salvata

La procura di Arezzo ha chiesto il rinvio a giudizio per i due medici accusati di omicidio per resposabilità medica, in seguito al decesso di Cinzia Patricolo, la 47enne aretina che nel febbraio del 2017 morì in seguito ad una patologia intestinale. 

Questa mattina di fronte al gup Piergiorgio Ponticelli, il pm Roberto Rossi ha concluso il suo intervento con la richiesta di rinvio a giudizio. La decisione del giudice sarà pronunciata il prossimo 14 gennaio, quando sarà celebrata la prossima udienza. Ponticelli ha infatti preso tempo per valutare una consulenza presentata dal difensore di uno dei due medici.

L'esposto, l'inchiesta e l'udienza preliminare

In seguito alla morte della donna, sopraggiunta in modo improvviso presso l'ospedale San Donato, i familiari presentarono un esposto e la procura aprì un'inchiesta per omicidio colposo. Durante le indagini furono inviati 7 avvisi di garanzia a medici e operatori che si trovavano al pronto soccorso in quelle concitate ore. Oggi due medici sono finiti di fronte al gup con l'accusa di "colpa medica". 

Secondo la tesi della procura, furono una serie di errori nella valutazione delle condizioni della 47enne a prolungare la degenza al pronto soccorso e a causare il decesso. In particolare la fatale occlusione intestinale fu scambiata per una pancreatite acuta e - sostiene l'accusa - non furono svolti accertamenti o visite che permettessero poi un intervento di tipo chirurgico. Secondo i difensori dei due medici, gli avvocati Piero Melani Graverini e Luca Fanfani, un intervento chirurgico non avrebbe potuto salvare la donna: al momento dell'arrivo al pronto soccorso sarebbe già stato troppo tardi. Ed è quanto sostenuto nella consulenza consegnata questa mattina alla corte. 

La vicenda

Cinzia Patricolo si sentì male nelle prime ore del 2 febbraio 2017. Entrò in pronto soccorso la mattina: aveva dolori addominali, nausea e vomito. Fu curata con antidolorifici oppiacei. Morì dopo 16 ore, il 3 febbraio. E da allora la sua famiglia si chiede se poteva essere salvata. 

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