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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca Sansepolcro

Falso ideologico e gestione illecita di rifiuti: chiuse le indagini su 4 società del cantiere della diga di Montedoglio

L'operazione è stata portata avanti dal gruppo ambiente dei carabinieri forestali in forza alla Procura di Arezzo

Sono chiuse le indagini sul cantiere delle ricostruzione della Diga di Montedoglio. Quattro avvisi sono stati inviati ai rappresentanti legali di altrettante società. I reati contestati vanno dalla gestione illecita di rifiuti speciali al falso ideologico commesso dal privato in certificazioni.

La vicenda è nota e ha la sua origine nel crollo di una parte dell'invaso avvenuta la sera del 29 dicembre del 2010 e che determinò l’improvvisa fuoriuscita di milioni di metri cubi di acqua che si riversavano su una vasta area della Valle del Tevere con ingenti danni al patrimonio edilizio, a beni mobili e al paesaggio.

A distanza di 10 anni da quell’evento catastrofico e dopo un lungo iter amministrativo, nel gennaio 2020 l’Ente Acque Umbre Toscane ha consegnato i lavori di rifacimento della porzione crollata dell’invaso alla società vincitrice dell’appalto la quale, a sua volta, aveva chiesto e ottenuto l’autorizzazione per avvalersi di altre ditte in subappalto per il ripristino delle strutture cementizie della diga e tra queste una società di Rieti che nel febbraio 2020 ha subito un controllo dai carabinieri forestali che rilevarono delle anomalie.

In particolare in quel periodo, tra il 20 e il 26 febbraio dell'anno scorso, la ditta in questione, trasferendo giornalmente centinaia di metri cubi di terre e rocce dall’area di cantiere dell’invaso verso due noti impianti della Valtiberina, aveva attirato l’attenzione dei carabinieri di Sansepolcro che, proprio in ragione della mole delle terre movimentate, concentrarono il controllo, insieme al gruppo ambiente della Procura di Arezzo, in corrispondenza del cantiere della diga il quale venne subito sottoposto a sequestro per reati ambientali.

Al passaggio delle indagini sotto la direzione del pubblico ministero Angela Masiello, gli accertamenti sono proseguiti coinvolgendo anche la società che fungeva da stazione appaltante, dove venne acquista tutta la documentazione che aveva portato la stessa vincitrice dell'appalto ad affidare i lavori alla società subappaltatrice.

Proprio dall’esame degli atti acquisiti e dalle ulteriori indagini svolte dalla Procura di Arezzo sono emersi elementi che hanno portato gli inquirenti a ritenere che la società appaltatrice, in qualità di produttore giuridico del rifiuto, e la società subappaltatrice, in qualità di produttore materiale del rifiuto, avessero gestito illecitamente ben 7.185,2 tonnellate di rifiuti costituiti da terre e rocce da scavo, poiché li producevano, raccoglievano e trasportavano al dì fuori della prescritta tracciabilità documentale, e poi li smaltivano mediante  conferimento a due impianti della Valtiberina, uno dei quali del tutto sprovvisto di autorizzazione ed un altro in violazione dell’autorizzazione posseduta.

Le indagini espletate hanno portato gli inquirenti a ritenere, a carico della società subappaltatrice, anche una ipotesi di reato di falso perché nelle autocertificazioni dirette al Comune di Anghiari aveva attribuito ai rifiuti la falsa qualifica di sottoprodotti, al fine di ottenere l’ammissione degli stessi ad un regime di favore.

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