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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca Civitella in Val di Chiana

"Oro illegale dal Brasile ad Arezzo", le indagini della polizia sudamericana e la ong che tira in ballo la Chimet

Una vicenda controversa, dalla quale la Chimet ha preso subito le distanze spiegando di non aver "mai ha ricevuto notizia alcuna in proposito" e sottolineando di essere in completa buona fede. Esposto di Europa Verde

Una indagine su ingenti quantitaviti d'oro estratto illegalmente da un territorio nativo riconosciuto dallo Stato brasiliano porterebbe dritta alla Valdichiana aretina, dove ha sede la Chimet. Il colosso specializzato nell'attività di recupero e affinazione dei metalli preziosi è stato tirato in ballo da una ong brasiliana, Reporter Brasil, che ha dato notizia dell'indagine condotta dalle forze dell'ordine e denominata "Operação Terra Desolata". Si tratta di una vicenda controversa, dalla quale la Chimet ha preso subito le distanze spiegando di non aver "mai ha ricevuto notizia alcuna in proposito" e sottolinenando di essere in completa buona fede. 

L'intera vicenda è stata riportata anche dall'agenzia Dire, che ricostruisce la filiera di approvvigionamento del metallo e spiega come al centro degli accertamenti degli inquirenti di Brasilia ci sarebbe l'acquisto di oro "da una società commerciale di esportazione brasiliana (Chm il suo nome ndr) che vedrebbe fra i suoi soci due imprenditori italiani residenti nel Paese sudamericano, uno dei quali sarebbe un ex operaio dell'azienda tra il 1990 e il 1995, e l'altro sarebbe il figlio". Tra il 2015 e il 2020 questa azienda avrebbe ricevuto da Chimet 317 milioni di euro, l'equivalente di circa 2,1 miliardi dei reais locali, per l'acquisto di una tonnellata di metallo. In realtà un quantitativo molto piccolo per l'impresa aretina leader del settore. 

Secondo le accuse però si tratterebbe di oro estratto illegalmente in quanto Chm lo avrebbe acquistato dalla Cooperativa de Garimpeiros e Mineradores de Ourilândia e Região (Cooperouri), una società che secondo la polizia brasiliana estrae oro nella cosiddetta 'Terra indigena' dei Kayapó, situato nello Stato centro-settentrionale del Parà.

"In questo senso i due imprenditori residenti in Brasile - spiega l'agenzia Dire - verrebbero definiti dalla polizia brasiliana come i principali beneficiari dell'oro illegale proveniente dalle terre indigene della regione". La cooperativa avrebbe acquistato metalli anche da cercatori d'oro e imprenditori clandestini, come testomonierebbero i 246 milioni di reais, circa 41 milioni di euro trasferiti a persone che rispondono a questo profilo tra il 2015 e il 2020.

Reporter Brasil, nella sua inchiesta, afferma che comunque il prodotto acquistato da Chimet è sempre stato fornito del certificato brasiliano che ne attestano la legalità. Intanto la Chm ha dichiarato che la collaborazione con Chimet è stata sospesa dall'ottobre dell'anno scorso, quando la polizia brasiliana ha avviato "Operação Terra Desolata". Secondo Reporter Brasil, Chm ha riferito che "non ci sono prove o addirittura indicazioni che il metallo da lei acquistato provenga da terre indigene" e ha segnalato inoltre di aver "acquisito i beni da cooperative nelle condizioni di estrarre nelle rispettive aree".

Chimet ha diffuso una nota nella quale chiarisce alcuni aspetti della intricata questione: "Le forniture ricevute da tale controparte sono irrilevanti rispetto ai volumi in ingresso di Chimet" spiega, e sottolinea come l'azienda sia "sottoposta a continue verifiche e audits da parte di primari organi internazionali indipendenti che certificano la corretta applicazione nel tempo delle procedure di approvvigionamento al fine di mitigare il rischio inerente all?origine e alla provenienza dei metalli preziosi acquistati". Non solo, nello specifico, tramite il legale Roberto Alboni spiega che le forniture "sono sempre accompagnate dalla documentazione attestante una provenienza lecita del metallo, come dimostrato anche dalle fatture e dalle autorizzazioni ad esportare del fornitore, nonché dai documenti doganali, sia brasiliani che italiani".

Il colosso aretino conosce però anche i rischi che il commercio, la gestione e l'esportazione di minerali e metalli preziosi da paesi a rischio possa portare con sé, per questo "ha adottato una ?Politica per l?approvvigionamento responsabile?, in base alla quale tutti i fornitori sono sottoposti a stringenti procedure di compliance di modo che, ove un fornitore non riesca a garantire gli standard nel tempo, le transazioni con lo stesso vengono sospese o interrotte, come è avvenuto nel caso di specie".

Nel frattempo il portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, ha annunciato l'invio di un esposto alla Procura di Arezzo "affinché si apra un?inchiesta per verificare se le accuse della polizia federale trovino riscontro in Italia: difendere le terre indigene, la biodiversità da chi distrugge la foresta amazzonia e i suoi popoli in nome dell?oro deve essere una priorità di una nazione civile e democratica".

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