Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

Cava "fantasma" e rifiuti "sotterrati in falda": due arresti dei Forestali. Impianto per inerti sotto sequestro

La cava "fantasma" sarebbe stata realizzata proprio dietro all'impianto per la produzione di inerti che si trova in città. Si tratterebbe di uno dei più grandi dell'Aretino

Una cava ritenuta abusiva ricavata dietro ad un grande impianto per la produzione di inerti. Dentro alla cava, scavata su una falda freatica, sarebbero finiti dei rifiuti: roccia, terra di riporto. Quanto invece prelevato, sarebbe finito direttamente nell'impianto, in modo da nascondere i movimenti che avvenivano nell'area. Il meccanismo secondo gli inquirenti sarebbe stato ben pianificato e rodato. Ma non sarebbe sfuggito ai carabinieri forestali. Gli inquirenti infatti sono intervenuti all'alba chiudendo l'impianto, sequestrando 41ettari di terreno e arrestando due dipendenti dell'azienda "colti in flagrante", mentre stavano gettando materiale nella cava. 

La cava fantasma a ridosso della città

La cava "fantasma" sarebbe stata realizzata proprio dietro all'impianto per la produzione di inerti che si trova alle porte della città. Si tratterebbe di uno dei più grandi dell'Aretino.  Sfuggente, quasi invisibile, la cava sarebbe stata riempita di rifiuti. Come? All'alba o al calar della notte, venivano prelevati i sedimenti. Seguiva poi un'"immediata ricolmatura e conguaglio degli scavi - affermano i Carabinieri Forestali -  in modo che al sorgere del sole tutto apparisse come prima".

Ad aggravare ulteriormente la situazione, il fatto che - stando ai rilievi dei forestali - i prelievi sarebbero avvenuti all’interno della falda freatica e di conseguenza, all'interno della stessa falda venivano stipati "a riempimento" i rifiuti speciali. In questo modo l'intera area continuava ad avere lo stesso volume e non avrebbe dovuto attirare l'attenzione. Ma i rifiuti finivano direttamente a contatto con la falda, rischiando il rilascio di sostanze pericolose e inquinanti.  

"L’operazione, denominata "Inerti a chilometro zero",  prende  nome proprio dalla tecnica utilizzata dalla società per l’immissione nel ciclo produttivo aziendale di quanto illecitamente estratto - affermano i Forestali -. Nel dettaglio, le terre e rocce dal suolo finivano direttamente nella tramoggia di carico dell’impianto senza alcuna sosta intermedia proprio al fine sottrarre il più possibile alla vista quanto di illegale veniva eseguito".

Indagini "ad alta quota"

Scoperto il meccanismo, i Carabinieri Forestali hanno fatto ricorso all'uso di droni altamente specializzati per registrare quanto stava avvenendo. Nell’arco di quindici giorni e con oltre dieci sorvoli, hanno ricostruito quelle che sono ritenute fasi dell'attività illecita, fino al giorno dell’arresto in flagranza di reato e al sequestro di tutta l’area, impianto compreso, per una superficie complessiva di 41 ettari.

I primi rilievi

Sul posto è intervenuto anche un geologo, in ausilio della Polizia Giudiziaria. "Dopo un attento esame dello stato dei luoghi - spiegano i Forestali -, ha attestato che gli scavi e gli interramenti di rifiuti nella falda andavano a compromettere e deteriorare il suolo, il sottosuolo e l’acquifero". L’immissione di rifiuti per la tombatura dei prelievi avrebbe determinato anche un potenziale rilascio di sostanze pericolose per la falda "con conseguente pregiudizio per i soggetti posti a valle idrogeologica della stessa".
"L’utilizzo di rifiuti al posto del terreno per sostituire quanto illecitamente estratto comportava anche la compromissione del naturale flusso di falda con potenziali pericoli di impaludamento dell’area che, peraltro, è interessata anche da vicine abitazioni e pubblica viabilità".
Da qui la decisione di procedere con l'arresto di due dipendenti sorpresi nell’esecuzione delle operazione di scavo e di sottoporre a sequestro preventivo d’urgenza l’intera area, impianto compreso con contestuale denuncia all’Autorità giudiziaria del legale rappresentante della società coinvolta per i reati di inquinamento ambientale, gestione illecita di rifiuti speciali, smaltimento illecito e cambio di destinazione d’uso del suolo.

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