Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca Quarata

Cava "fantasma" e impianto sotto sequestro: dalle segnalazioni dei cittadini, alle indagini col drone. I retroscena

Al termine di una complessa operazione i Carabinieri Forestali hanno arrestato due persone e denunciato il responsabile legale (e titolare) dell'impianto

Avevano notatomovimenti strani, in orari che sembravano loro insoliti. Alle prime luci dell'alba e all'imbrunire i mezzi iniziavano a scavare. E così hanno segnalato la vicenda alle autorità. E' partita dai cittadini della zona alle porte di Arezzo, dove si estende il triangolo delle cave, la segnalazione che ha portato all'operazione "Inerti a chilometro zero" portata a termine dai Carabinieri Forestali, al termine della quale sono stati arrestati due dipendenti dell'impianto di produzione di inerti ed è stato denunciato il responsabile legale. Le accuse sono pesanti: inquinamento ambientale, gestione illecita di rifiuti speciali, smaltimento illecito e cambio di destinazione d’uso del suolo. 

Cava "fantasma" e rifiuti "sotterrati in falda": sequestrati 41 ettari e impianto chiuso

Adesso su 41 ettari che si estendono tra Patrignone, Campoluci e Quarata è scattato il sequestro. L'impianto è chiuso. E le indagini vanno avanti. Gli inquirenti stanno continuando gli accertamenti per individuare le responsabilità di quanto avvenuto. 

Collina sbancata nella Valle delle Piagge: area sotto sequestro, 4 indagati

Dalle segnalazioni agli arresti

Le indagini sono partite il 15 di luglio, in seguito ad alcune segnalazioni. Da tempo però gli inquirenti avrebbero tenuto d'occhio l'area. Sull'impianto, stando a quanto affermato dai Carabinieri Forestali, pendeva una prescrizione ambientale. Pare fossero emerse già in precedenza delle irregolarità sulla sua gestione. Da circa un anno, infatti, sarebbero stati prescritti degli adeguamenti alla normativa sui quali però gli inquirenti non avrebbero avuto riscontri. Così sono partiti gli accertamenti, per i quali i forestali si sono avvalsi di modernissime tecnologie. L'area infatti è stata sorvolata per giorni da droni che avrebbero ripreso i movimenti contestati. Un po' come era accaduto nella Valle delle Piagge, dove lo scorso ottobre è stata posta sotto sequestro un'intera area "sbancata" abusivamente ed erano state indagate quattro persone. 

Ma cosa viene contestato al titolare dell'impianto? La creazione di una "cava fantasma", realizzata proprio dietro l'impianto, da dove all'alba o al calar della notte sarebbero stati prelevatiì sedimenti. Secondo i forestali, in seguito sarebbe avvenuta un'"immediata ricolmatura e conguaglio degli scavi in modo che al sorgere del sole tutto apparisse come prima".

In pratica stando a quanto sostenuto dalla Procura di Arezzo - guidata dal procuratore Roberto Rossi che ha coordinato le indagini - al posto dei sedimenti sarebbero stati gettati rifiuti speciali prodotti dallo stesso impianto. Materiali sulla composizione dei quali sarebbero stati disposti ulteriori accertamenti. Il tutto sopra una falda freatica, rischiando di causare un danno ambientale importante. 

Nel momento in cui la polizia giudiziaria è intervenuta, due dipendenti dell'impianto stavano portando avanti le manovre. Colti in flagrante sono stati arrestati. Denunciato invece responsabile legale e titolare dell'impianto. 

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