Cronaca

Traffico di oro con la Turchia, in due ai domiciliari. Gli altri due attendono la decisione del gip

A pesare sulla decisione del gip l'impossibilità, rappresentata dalla difesa, di reiterare il reato.

In due hanno ottenuto gli arresti domiciliare e con ogni probabilità trascorreranno il Natale a casa. Per gli altri due invece, la decisione del gip del Tribunale di Bologna, Alberto Gamberini, deve ancora arrivare. Dopo il blitz e gli arresti di alcuni giorni  fa a Castiglion Fibocchi, per i protagonisti della vicenda dell'oro nero trasferito in Turchia, stanno attendendo una svolta. 

Difesi dall'avvocato Piero Melani Graverini, Rita Iacopi e Alessio Frasconi hanno visto alleggerirsi la misura cautelare: per loro le porte del carcere si sono aperte e sono tornati a casa ai domiciliari. Entrambi avevano rinunciato ai ruoli ricoperti all'interno dell'azieda, la Castoro Srl, facendo venire meno così i "pericoli" che solitamente in questo caso richiedono la permanenza nella casa circondariale. Ovvero il rischio di inquinamento delle prove, quello di reiterazione del reato o quello di fuga. La difesa ha inoltre sostenuto che per fatti contestati, risalenti nel 2016, non ci fosse il pericolo di reiterazione visto che negli anni successivi null'altro sarebbe emerso dalle indagini. 

Adesso c'è attesa per la decisione del gip per gli altri due coivolti, ovvero Simone Iacopi e Giacomo Baldini (figlio di Rita Iacopi)

L'operazione della Guardia di Finanza

Secondo gli inquirenti i quattro  costituivano un anello strategico di un meccanismo con il quale soldi di dubbia provenienza venita "trasformato" in metallo prezioso (anche questo considerato dagli inquirenti di provenienza illecita) e poi trasferito in Turchia.. Proprio per questo i finanzieri avevano denominato l'operazione "Pietra Filosofale".

Al vertice di quella che è stata considerata dalle fiamme gialle bolognesi una vera e propria associazione a delinquere c'era un cittadino turco A.S.T. , 50enne che "utilizzando, tra gli altri, lo scalo aeroportuale “G. Marconi” di Bologna, raggiungeva la Toscana per raccogliere il denaro contante derivante presumibilmente da evasione fiscale di imprenditori cinesi del Pratese". Era questo il denaro che veniva utilizzato per l’acquisto dell'oro, dagli imprenditori Aretini. Il metallo prezioso - stando alla ricostruzione delle Fiamme Gialle - veniva raccolto da alcuni compro oro della Toscana e dell'Abruzzo. Monili e gioielli di dubbia provenienza venivano acquistati a nero e trasformati in barre da cinque chili senza punzonatura e senza titolo (ovvero senza che venisse indicata la purezza del metallo". 

Tali lingotti venivano poi nascosti nei bagagli da stiva del 50enne o di alcuni suoi complici ed esportato in Turchia o altri paesi esteri (tra cui la Spagna e la Grecia) dove veniva immesso nei mercati ufficiali del settore.  Durante alcuni controlli sono stati trovati bagagli contenenti fino a 30 chili di oro puro.

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