Cronaca

Caso Reses, Mazzetti esce dal carcere: concessi i domiciliari

Daniele Mazzetti, considerato dalla procura di Arezzo il "dominus" del "sistema Reses", è tornato nella propria abitazione in Casentino. Resta ai domiciliari anche Beoni

E' uscito dal carcere ma resterà agli arresti domiciliari. Daniele Mazzetti, considerato dalla procura di Arezzo il "dominus" del "sistema Reses", è tornato nella propria abitazione in Casentino. L'ordinanza del gip Fabio Lombardo è arrivata ieri. L'avvocato difensore di Mazzetti, Luca Fanfani, aveva avanzato l'istanza, accolta anche in virtù delle condizioni di salute dell'uomo.

Resta ai domiciliari la rappresentate legale di Reses, Letizia Beoni. Per lei l'avvocato difensore, Roberto Alboni, aveva fatto chiesto il ritorno il libertà. Al momento, secondo il gip mancherebbero le condizioni per superare la misura cautelare.

Mazzetti, Beoni e Corsetti (il commercialista destinatario anche lui di una misura cautelare ai domiciliari, che al momento non ha fatto richiesta di essere rimesso in libertà) sono le tre figure centrali che emergono dall'inchiesta della Procura di Arezzo coordinata dal pm Roberto Rossi.

L'inchiesta

Secondo l'impianto accusatorio, Reses avrebbe perpetrato un complesso meccanismo di "cooperative apri e chiudi" in varie città italiane. Avrebbe cioè partecipato a bandi in varie regioni per la gestione delle residenze sanitarie assistenziali. Una volta vinti gli appalti, i lavori venivano assegnati a cooperative consorziate (in alcuni casi sostiene la Procura, intestate a prestanome) le quali ogni volta avrebbero percepito "indebite compensazioni" ma non avrebbero mai pagato i tributi. Fin quando le cooperative stesse sarebbero state messe in liquidazione o fallivano. A quel punto sarebbero state costituite nuove società e tutto sarebbe ripartito da capo. Con un punto fermo: l'attività riprendeva con gli stessi dipendenti. Le Fiamme Gialle, incaricate delle indagini, sono andate a ritroso fino al 2013,: in questo lasso di tempo sarebbero state oltre 10 le cooperative costituite e poi fallite. In tutto sarebbero stati evasi ben 26 milioni di euro.

Gli interrogatori

Nei giorni successivi agli arresti, avvenuti il 5 giugno, si sono svolti gli interrogatori di garanzia. In quell'occasioni Mazzetti avrebbe cercato di chiarire l'origine di quei debiti contratti con l'erario, generati, a suo dire dalle difficoltà di tenere in piedi i servizi svolti nelle rsa garantendo una alta qualità agli assistiti. Di fronte al gup avrebbe affermato che neppure un euro non versato all'erario sarebbe finito nelle tasche sue e dei suoi collaboratori "che vivono con stipendi modesti e conducono vite frugali".

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