Cronaca

Inchiesta Reses, Vasai in silenzio di fronte al gip

L'ex presidente della provincia è indagato perché secondo la Procura di Arezzo aveva un ruolo di stretta collaborazione con Mezzetti, quest'ultimo indicato come il "dominus" dell'organizzazione

Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Roberto Vasai, ex presidente della Provincia di Arezzo, che in passato aveva avuto un ruolo di spicco nella cooperativa Agorà, è uno degli indagati nell'inchiesta della Procura aretina sull'operato di Residenze sociali e sanitarie società cooperativa (Reses). Questa mattina era in programma il suo interrogatorio di fronte al Gip Fabio Lombardo: un incontro durato pochi minuti. Vasai infatti, assistito dai legali Luca Fanfani e Lodovico Mangiarotti, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. E' accusato di concorso in reati fiscali: un capo di imputazione più lieve rispetto a Daniele Mazzetti, considerato il "dominus" dell'organizzazione, Letizia Beoni (rappresentante legale del consorzio di cooperative) e Alessando Corsetti (consulente che si occupava degli aspetti contabili) per i quali erano scattate anche delle misure cautelari in quanto indicati dal procuratore Rossi - che coordina l'inchiesta -  mente e braccia dell'organizzazione.

Restano altri tre indagati che dovranno rispondere al gip: Maria Rosaria Esposito, coordinatrice interna di Agorà (interrogatorio spostato per motivi di salute), il responsabile amministrativo Alessandro Ghiori e il barista Aniello Sequino.

Le indagini a e le accuse della Procura

Quella su Reses è un'inchiesta complessa. Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Arezzo hanno portato alla luce un complesso meccanismo che sarebbe stato replicato in varie città d'Italia. Reses infatti - stando alle accuse - avrebbe partecipato a bandi in varie regioni per la gestione delle residenze sanitarie assistenziali. I lavori venivano poi assegnati a cooperative consorziate (in alcuni casi sostiene la Procura, intestate a prestanome) le quali ogni volta avrebbero percepito "indebite compensazioni" ma non avrebbero mai pagato i tributi. Fin quando le cooperative stesse venivano messe in liquidazione o fallivano. A quel punto sarebbero state costituite nuove società e tutto sarebbe ripartito da capo. Con un punto fermo: l'attività riprendeva con gli stessi dipendenti.

Stando a quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, che con le loro indagini sono andati a ritroso fino al 2013, sarebbero oltre 10 le cooperative nel tempo costituite e poi fallite. In tutto sarebbero stati evasi 26 milioni di euro ed è stato disposto un sequestro preventivo per oltre 500mila euro, relativo alla compensazione di debiti erariali con crediti inesistenti, effettuata dall'ultima delle cooperative individuate.

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