Caso Martina, testi irreperibili: avevano sentito il grido della giovane. Accordo tra le parti per verbalizzare dichiarazioni già rese

Un accordo tra le parti per permettere di verbalizzare le dichiarazioni di testimoni, che vivono all'estero, acquisite durante le indagini sulla morte di Martina Rossi. Potrebbe essere questa la strada da percorrere per far sì che il procedimento...

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Un accordo tra le parti per permettere di verbalizzare le dichiarazioni di testimoni, che vivono all'estero, acquisite durante le indagini sulla morte di Martina Rossi. Potrebbe essere questa la strada da percorrere per far sì che il procedimento sulla morte della studentessa ligure, in seguito alla quale sono a processo due giovani aretini (Alessando Albertoni e Luca Vanneschi), esca dall'impasse dovuta all'irreperibilità di due testi danesi e non si dilunghi troppo. La prescrizione incombe e il problema potrebbe ripersi con i testi della difesa. L'accordo dunque servirebbe garantire a entrambe le parti di acquisire testimonianze importanti.

Procura e difese degli imputati starebbero lavorando insieme su questo fronte. Intanto questa mattina il procedimento ha visto un nuovo rinvio. Come annunciato, i due testimoni, padre e figlia danesi che alloggiavano nel medesimo hotel, non erano presenti: la Procura ha acquisito gli indirizzi ma i due risultano irreperibili. E' stata mobilitata anche la Polizia danese e l'Interpol, ma non sono ancora riusciti a rintracciarli.

Padre e figlia potrebbero raccontare particolari della drammatica notte nella quale Martinamorì, precipitando dal balcone di una camera d’albergo: avrebbero infatti udito le grida di Martina e pare anche lo scalpiccio di una corsa lungo le scale, forse quella di Albertoni. La loro deposizione quindi potrebbe gettare nuova luce su quanto avvenne in quei drammatici minuti subito dopo la tragedia.

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Le prossime udienze in calendario sono fissate per il 17 e il 24 luglio. Poi una lunga pausa estiva e il procedimento riprenderà con l'ascolto dei testi della difesa di Vanneschi a ottobre. I due aretini sono accusati del reato di morte in conseguenza di altro reato, secondo la tesi della procura infatti la giovane sarebbe precipitata tentando di scappare da un tentativo di violenza sessuale.

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