Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Morì cadendo dal balcone, nuovo ricorso in Cassazione

Luca Vanneschi, condannato a tre anni in Corte d'Appello per tentata violenza sessuale di gruppo, ha presentato tramite i suoi legali un ricorso: "un errore in ogni pagina della motivazione della condanna"

Oltre 300 pagine: è corposo e dettagliato il ricorso che i legali di Luca Vanneschi, Stefano e Carlo Buricchi, hanno depositato ieri. Dopo la condanna dello scorso 28 aprile tre anni di reclusione nel processo di appello bis per tentata violenza sessuale di gruppo per il caso della morte di Martina Rossi, il giovane di Castiglion Fibocchi resta fermo sulla propria posizione - si è sempre dichiarato innocente - e gioca l'ultima carta che ha a disposizione prima della prescrizione del reato. 

Ad agosto infatti saranno trascorsi 10 anni dalla morte della studentessa ligure. Tanto tempo e una battaglia legale infinita, giunta in cassazione tornata in appello. Adesso il ricorso che il legale di Vanneschi aveva annunciato non appena lette le motivazioni della condanna lo scorso 14 maggio. 

Buricchi aveva parlato di "un errore in ogni pagina" delle 90 scritte dalla corte d'appello di Firenze. "Come sulla presunta colluttazione tra Martina Rossi e Alessandro Albertoni sulla quale la sentenza arriva addirittura a sostenere, in una sorta di trance motivazionale, che alcune delle lesioni sarebbero state alla stessa provocate antecedentemente alla caduta in contrasto con quanto ritenuto dai consulenti del pm i dottori Marco di Paolo ed Elisabetta Spinetti, dagli stessi Giudici di primo grado e dalla Procura che non ha mai contestato il reato di lesioni in capo agli imputati. Il collegio ha evidentemente preso fischi per fiaschi".

Adesso non resta che attendere la decisione della Suprema Corte. 

La vicenda processuale

La prima sentenza, quella di primo grado, fu pronunciata ad Arezzo il 14 dicembre 2018. Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni vennero condannati a 6 anni di reclusione per tentato stupro e morte in conseguenza di altro reato (capo di imputazione poi estinto per intervenuta prescrizione). Il 9 giugno 2020 la Corte d'appello di Firenze aveva assolto i due giovani "perché il fatto non sussiste". La Suprema Corte di Cassazione lo scorso 21 gennaio ha annullato la sentenza di assoluzione disponendo un nuovo processo per i due imputati come aveva sollecitato, nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale Domenico Seccia e accogliendo i ricorsi presentati dalla procura generale di Firenze e dalla parte civile. Il 28 aprile la decisione di condanna per gli imputati da parte della Corte d'appello di Firenze nel processo bis.

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