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Caso Martina Rossi, schermaglie in aula. Nella prossima udienza gli specialisti che seguirono la giovane durante l'adolescenza

Ieri mattina non era presente in aula, ma il prossimo 24 maggio sarà ascoltato. L'ingegner Marco Sartini, il consulente che ha curato una perizia che pesa come un macigno sul processo per la morte di Martina Rossi, sarà chiamato nuovamente a...

Ieri mattina non era presente in aula, ma il prossimo 24 maggio sarà ascoltato. L'ingegner Marco Sartini, il consulente che ha curato una perizia che pesa come un macigno sul processo per la morte di Martina Rossi, sarà chiamato nuovamente a testimoniare dalla Procura di Arezzo. La pubblica accusa, sostenuta dal procuratore capo Roberto Rossi, ha intenzione di illustrare nel dettaglio perché quella fatale caduta del 3 agosto del 2011 nel quale la studentessa ligure perse la vita non sia stata frutto di un gesto volontario. Secondo le tesi del pm infatti, la giovane stava cercando di sfuggire ad un tentativo di violenza quando è precipitata nel vuoto.

Sul banco degli imputati, con l'accusa di morte in conseguenza di altro reato, ci sono due giovani di Castiglion Fibocchi, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni. Proprio la perizia sulla caduta fu determinante per la riapertura del caso. Secondo il consulente, la “parabola” della caduta della giovane non si può assimilare a quella di qualcuno che si è gettato spontaneamente perché il corpo della giovane sarebbe precipitato dal sesto piano “quasi a candela senza proiezione orizzontale”. Se invece la giovane si fosse gettata volontariamente, sostiene la perizia, ci sarebbe dovuto essere “uno slancio verso l’esterno”, cioè una sorta di parabola nella traiettoria dovuta alla spinta che si sarebbe data.

Ieri intanto accusa e difesa hanno dato il via ad una schermaglia fatta di domande incalzanti, opposizioni e puntualizzazioni durante l'esame e il controesame dell'unico testimone, il sostituto commissario di polizia giudiziaria Luana Bono. Il legale di Vanneschi, Stefano Buricchi, ha puntato il dito verso il modo in cui sarebbero stati acquisiti durante l'indagine di polizia giudiziaria i contenuti sui profili Facebook dei giovani imputati: presi direttamente dai profili senza interpellare la sede del più popolare tra i social network. Un'opposizione che però è stata respinta dal collegio presieduto dal giudice Angela Avila. Puntigliose le richieste di chiarimento e le domande pronunciate dal legale di Albertoni, Tiberio Baroni.

Nella prossima udienza, che si preannuncia particolarmente intesa, dovrebbero essere chiamati ben 9 testi dell'accusa. In particolare i consulenti assenti ieri in aula (in particolare il medico legale Di Paolo e la genetista Spinetti) e gli specialisti che avevano avuto in cura Martina durante l'adolescenza.

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