Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Caso Martina, il procuratore: "Confermate la condanna: non fu suicidio". Giudici in camera di consiglio

Conclusa la requisitoria del procuratore generale che chiede di confermare la condanna di Albertoni e Vanneschi

"Non è stato un suicidio ma il tentativo estremo di sottrarsi a una violenza sessuale di gruppo". E' questa la tesi del sostituto procuratore genereale della Cassazione Elisabetta Ceniccola, che al termine della sua requisitoria ha chiesto di conferme la condanna a 3 anni per Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni. I due aretini sono stati condannati per tentata violenza sessuale di gruppo in Corte d'appello Firenze in seguito alla morte di Martina Rossi, la ventenne che morì nell'agosto del 2011 precipitando dalla terrazza del sesto piano dell'hotel Santa Ana a Palma di Maiorca.

Il sit in di fronte alla Cassazione

"La compresenza di Vanneschi ha determinato il rafforzamento del proposito criminale di Albertoni e ha influito negativamente sulla possibilità di difesa di Martina, che si è sentita in soggezione e impossibilitata a difendersi - ha detto il sostituto pg in aula, come riporta Adn Kronos - Fatto che ha impedito alla ragazza di uscire dalla stanza usando la via più facile, la porta. Per questo Martina ha cercato di fuggire, mettendo a rischio la sua vita, scavalcando la balaustra del terrazzo, ma non si è gettata con intento suicida" ha sottolineato. E ha aggiunto: "Martina quando è morta non aveva i pantaloncini, che non sono stati ritrovati, come anche le ciabatte". E ancora, ci sono "i graffi sul collo di Albertoni, evidenti ed emersi in tutti i diversi gradi del processo" come "i segni sulla vittima, incompatibili con la caduta dal terrazzo precipitazione".

Camera di consiglio 

Alle 19 circa i giudici della Quarta sezione penale della Corte di Cassazione per decidere se confermare o meno la condanna. La sentenza è attesa per la tarda serata.

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