Caso Martina Rossi, nel cuore del processo. Oggi in aula i periti della Procura: "Caduta a candela, non può essersi gettata volontariamente"

Entra nel vivo il processo per la morte di Martina Rossi, la studentessa ligure che perse la vita precipitando da un balcone di un albergo di Palma di Maiorca nell'agosto del 2011. Sul banco degli imputati ci sono due ragazzi aretini: Lorenzo...

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Entra nel vivo il processo per la morte di Martina Rossi, la studentessa ligure che perse la vita precipitando da un balcone di un albergo di Palma di Maiorca nell'agosto del 2011. Sul banco degli imputati ci sono due ragazzi aretini: Lorenzo Vanneschi e Alessandro Albertoni (difesi dai legali Stefano Buricchi e Tiberio Baroni) , accusati di morte di in conseguenza di altro reato. Secondo la procura di Arezzo, la ragazza - appena a ventenne - avrebbe subito un tentativo di violenza sessuale e avrebbe tentato la fuga cercando di scavalcare il balcone della camera dove si trovava con i due giovani. Un fuga finita con una drammatica caduta che le fu fatale.

Oggi il procedimento, come detto, entrerà nel vivo: saranno infatti ascoltati in aula sei testimoni chiamati dal procuratore Roberto Rossi. Si tratta del professor Marco Paolo, medico legale che eseguì accertamenti disposti in seguito all'esumazione della salma, la genetista Isabella Spinetti,, il tossicologo Carlo Bottari, ma anche l'ingegner Marco Sartini, che ha curato una dettaglia perizia sulla parabola della caduta di Martina, e poi il vice questore di Genova e un'agente che hanno indagato sul caso.

L'AUTOPSIA

Gli accertamenti svolti dopo l'esumazione della salma di Martina, a circa tre anni dalla tragedia, non sarebbero riusciti a chiarire i lati oscuri di questa vicenda. Non sarebbero infatti emerse tracce chiare di una colluttazione, e non sarebbe stato possibile trovare tracce biologiche per rintracciare eventuali dna estranei alla giovane. Quello che invece è emerso dagli esami tossicologici, è che Martina sarebbe stata sobria quella sera e non avrebbe fatto uso di stupefacenti.

LA PERIZIA SULLA CADUTA

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Determinante per l'accusa invece la perizia svolta dall'ingegner Sartini secondo la quale, la "parabola" della caduta della giovane non si può assimilare a quella di qualcuno che si è gettato spontaneamente. Perché? Il corpo della giovane è stato trovato troppo vicino alla struttura dell'albergo da dove è caduta, sarebbe volata dal sesto piano "quasi a candela senza proiezione orizzontale". Se invece la giovane si fosse gettata volontariamente, sostiene la perizia, ci sarebbe dovuto essere "uno slancio verso l’esterno", cioè una sorta di parabola nella traiettoria dovuta alla spinta che si sarebbe data. Una perizia che pesa come un macigno. E che questa mattina sarà illustrata in aula.

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