Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Caso Martina, il giorno del giudizio. Sentenza per i due aretini a processo: l'accusa ha chiesto condanne a 7 anni

La giovane perse la vita all'alba del 3 agosto 2011 precipitando da un balcone dell'hotel Santa Ana. Secondo l'accusa, sostenuta dal procuratore capo Roberto Rossi, la ragazza precipitò mentre cercava di sfuggire ad un tentativo di stupro.

E' il giorno della sentenza di primo grado. Oggi il collegio presieduto dal giudice Angela Avila si esprimerà sull'innocenza o sulla colpevolezza dei due giovani aretini, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, a processo per la morte della studentessa ligure Martina Rossi. La giovane perse la vita all'alba del 3 agosto 2011 precipitando da un balcone dell'hotel Santa Ana. Secondo l'accusa, sostenuta dal procuratore capo Roberto Rossi, la ragazza precipitò mentre cercava di sfuggire ad un tentativo di stupro. Per questo i capi di impitazioni sono morte in conseguenza di altro reato e tentativo di violenza sessuale di gruppo. La richiesta di condanna per i due aretini è stata di 7 anni di reclusione, tre per il primo reato e quattro per il secondo. 

La tesi della Procura

Stando a quanto sostenuto dall'accusa, Martina, dopo un'adolescenza delicata, avrebbe ritrovato la serenità e come ogni ragazza della sua età stava vivendo a pieno la giovinezza. In vacanza con con amiche a Palma incontrò 4 ragazzi di Castiglion Fibocchi durante una serata in discoteca. Finita la serata tornarono in albergo - alloggiavano tutti al Santa Ana - ma le amiche che condividevano la stanza con lei si appartarono con due ragazzi aretini. Quando si spensero le luci Martina, forse sentendosi di troppo in quella situazione, decise di allontanarsi dalla camera. Ma dove andare? Nell'unico luogo dove c'erano degli italiani che conosceva: la stanza numero 609 di Vanneschi e Albertoni. Stando all'ipotesi accusatoria i due ragazzi - forse fraintendendo le intenzioni di Martina - tentarono di abusare di lei. La studentessa cercò di scappare dal balcone, ma precipitò e morì. 

Le richieste e la tesi delle difese

Le difese hanno chiesto l'assoluzione dei due aretini. Stefano Buricchi, avvocato di Luca Vanneschi, ha chiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste. Tiberio Baroni, che assiste Alessandro Albertoni, ha invece puntato sulla mancanza di prove, o comunque  ha chiesto che in subordine il reato venga derubricato in omissione di soccorso. 

Le tesi della difesa parlano di un gesto volontario di Martina, non escludono l'ipotesi di un suicidio. Secondo quanto sostenuto dai due giovani non ci sarebbero stati approcci quella sera. La ragazza avrebbe manifestato una grande agitazione, sarebbe andata in crisi e avrebbe aggredito uno dei due (Albertoni che riportò un graffio al collo) che avrebbe tentato di riportarla alla calma. Ma all'improvviso si sarebbe alzata e avrebbe raggiunto il balcone da dove è poi precipitata. Una ricostruzione che punta molto sulle parole dell'unica testimone oculare, una cameriera che però non è stata mai sentita in aula anche se quanto raccontato in più occasioni agli inquirenti è stato acquisito agli atti.  

Durante tutto il procedimento i due giovani non sono mai comparsi in aula: vuoto il loro posto sul banco degli imputati. Quest'oggi potrebbero essere presenti, per la prima volta. 

L'attesa per la sentenza si prospetta lunga: quello di Martina Rossi è un caso particolarmente delicato, che ha richiamato su di se l'attenzione dell'opinione pubblica. 

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