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Venerdì, 1 Marzo 2024
Cronaca Castiglion Fibocchi

Caso Martina Rossi, i giovani accusati di false dichiarazioni dovranno incontrare i genitori e scusarsi

Avevano scritto una lettera, ma i genitori hanno chiesto al giudice un incontro con loro prima della sentenza, per ascoltare di persona le loro scuse

Una lettera non basta. I genitori di Martina Rossi hanno chiesto e ottenuto dal giudice che i due ragazzi di Castiglion Fibocchi (amici di Vanneschi e Albertoni) coinvolti nelle vicenda in quanto accusati di false dichiarazioni durante le indagini sulla morte della loro figlia chiedano scusa a voce. Il giudice ha anche fissato una data: il 13 aprile, presso il tribunale di Genova. A darne notizia oggi è stato il Corriere di Arezzo

La vicenda

Alcuni mesi fa i due ragazzi avevano inviato una lettera a Bruno Rossi e Franca Murialdo: "Vorremmo che sapeste che anche per noi questa tragedia è stata ed è un macigno del quale non ci libereremo mai, nonostante sia solo un sassolino rispetto a quello che grava sui vostri cuori", avevano scritto. La missiva proseguiva poi così: "Siamo ben consapevoli dell'impotenza di queste nostre parole e di tutte quelle che potremmo dire di fronte alla morte di una figlia che niente e nessuno potrà restituirvi".

Parole che i genitori hanno chiesto di udire direttamente dai due trentenni, per accertare il loro reale pentimento. 

I due giovani, Enrico D'Antonio e Federico Basetti, in quella drammatica estate erano in vacanza con Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Questi ultimi stanno scontando tre anni di reclusione in regime di semilibertà per tentata violenza di gruppo. Gli altri due ragazzi invece sono ancora a processo: ieri era attesa la sentenza e attendevano la decisione del giudice sulla messa alla prova.  A questo punto tutto è rinviato ad aprile.

Il coinvolgimento nel caso

Ma come sono finiti i due trentenni i questa storia? I ragazzi quel 3 agosto del 2011 non erano nella camera dove avvenne in fatto, ma si erano fermati con le amiche di Martina, nella stanza delle ragazze. Dopo la tragedia è stato imputato loro il fatto di non aver agevolato l'accertamento della verità.

Quando furono interrogati dal magistrato di Genova che aveva riaperto le indagini dopo l'archiviazione frettolosa in Spagna - spiega l'agenzia AdnKronos -, le loro risposte sarebbero state poco genuine. Secondo l'accusa avrfebbero pronunciato delle bugie per coprire gli altri due che erano indagati per i reati più grave. Difesi dagli avvocati Alessandro Serafini e Massimo Scaioli, D’Antonio e Basetti hanno scelto la messa alla prova e hanno di fatto completato il percorso per pagare quel depistaggio con 260 ore di volontariato.

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