Caso Martina, dall'eccezione di incostituzionalità alle intercettazioni. Così la difesa tenta di scagionare gli aretini

Si sono appellati al trattato di Schengen e a quello dei diritti umani, giocando così l'ultima carta a disposizione. I legali di Luca V. e Alessandro A. - i due giovani coinvolti nella morte di Martina Rossi - di fronte al gup Piergiorgio...

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Si sono appellati al trattato di Schengen e a quello dei diritti umani, giocando così l'ultima carta a disposizione. I legali di Luca V. e Alessandro A. - i due giovani coinvolti nella morte di Martina Rossi - di fronte al gup Piergiorgio Ponticelli hanno chiesto il proscioglimento dei loro assistiti: "Sono innocenti", hanno replicato di fronte alle telecamere. L'accusa per i due ragazzi di Castiglion Fibocchi è pesante: morte in conseguenza di un altro reato, ovvero un tentativo di violenza sessuale.

"Abbiamo prodotto - hanno spiegato gli avvocati Tiberio Baroni e Stefano Buricchi - le famose tre sentenze dell'autorità spagnola con le quali si archiviava definitivamente il caso. Tali autorità non avevano individuato in Alessandro e Luca soggetti sottoponibili a indagini e per questo abbiamo sollevato un'eccezione di incostituzionalità della norma nella parte in cui si viola la non previsione di ne bis in idem nell'ipotesi in cui non si è indagati. " In pratica, sostengono i legali, una volta scagionati non si può essere di nuovo portati a processo. E si appellano anche al trattato di Schengen e a quello dei diritti umani.

Pronta la replica del procuratore Roberto Rossi, secondo il quale i due non sarebbero stati affatto giudicati in Spagna e quindi l'eccezione non avrebbe motivo di essere. Un linea condivisa in pieno dalla parte civile, cioè i genitori di Martina rappresentati dagli avvocati Luca Fanfani e Stefano Savi.

Procura e parte civile, nell'udienza di ieri (la quarta "puntata" di questa lunga udienza preliminare) hanno chiesto che i due giovani siano rinviati a giudizio. Hanno ricostruito quella terribile notte del 3 agosto 2011 attimo per attimo: il procuratore Rossi, con foto e slide ha cercato di demolire la credibilità dell'unica testimone ritenuta attendibile, la cameriera Francisca P. , la quale aveva raccontato agli inquirenti di aver visto la ragazza gettarsi. E poi hanno citato una serie di altri testimoni. Come il turista danese che ha raccontato di aver udito tutto quella sera: le urla, il tonfo prodotto dall'impatto del corpo con il terreno, e uno scalpiccio di passi lungo le scale. Secondo l'accusa quei passi sarebbero stati di uno dei due giovani, Alessandro, che era corso a vedere cosa era accaduto. Una testimonianza che mette in forse quanto invece raccontato dal giovane, ovvero che si trovava in un altro luogo, ad un altro piano dell'hotel, quando Martina morì.

Per tutta risposta i difensori hanno portato all'attenzione le intercettazioni telefoniche delle amiche di Martina, fatte trascrivere da un perito nominato dal tribunale. I legali hanno tentato di dimostrare che la studentessa vivesse in una condizione psicologica di grande fragilità e che questo l'abbia portata a compiere il terribile gesto.

Ma i tasselli messi in fila dalla procura vogliono raccontare un'altra storia. Quella di una ragazza che si è trovata in una situazione più grande di lei, che ha avuto paura di subire violenze, che ha tentato di difendersi anche con le unghie, graffiando gli aggressori. E che ha cercato una via di fuga da quella terribile situazione, che le è stata fatale. Che l'ha portata a precipitare dal sesto piano, perdendo la vita durante una vacanza a Palma de Majorca.

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Il 28 novembre l'udienza si aggiornerà. Il tempo delle ultime repliche per i difensori e poi la decisione del Gup. Solo allora sapremo se per i due aretini si aprirà un processo.

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