Cronaca

Caso Incitti, il procuratore Rossi parte offesa a Genova: "Mi chiese di fare da garante per un prestito, ma io dissi di no"

In un'aula di tribunale nelle vesti della vittima. Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ieri mattina è stato ascoltato presso il tribunale di Genova, dove si sta svolgendo il processo a carico dell'ex poliziotto Antonio Incitti. Quest'ultimo è...

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In un'aula di tribunale nelle vesti della vittima. Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ieri mattina è stato ascoltato presso il tribunale di Genova, dove si sta svolgendo il processo a carico dell'ex poliziotto Antonio Incitti. Quest'ultimo è accusato di aver estorto, tra il 2010 e il 2011, 50mila euro a un imprenditore aretino asserendo che servivano per pagare l'allora procuratore Carlo Scipio, il suo sostituto Roberto Rossi e il loro capo, del quale non aveva mai fatto il nome. Quando l'intera vicenda fu scoperta dagli inquirenti, fu aperta un'inchiesta per estorsione. Il fascicolo però fu trasmesso a Genova perché sia Rossi sia l'allora procuratore capo Scipio erano vittime dell'ex poliziotto: fu infatti dimostrato che l'unico beneficiario del denaro era stato Incitti.

Inizialmente il fascicolo fu rispedito ad Arezzo, poi la pm Julia Maggiore sollevò un conflitto di competenze e la Cassazione le diede ragione. Tutto l'incartamento quindi fu inviato di nuovo a Genova. E lo scorso novembre il processo ha preso il via.

Stamani, nell'udienza collegiale, i colpi di scena non sono mancati. Il primo a parlare è stato l'imprenditore che ha consegnato i soldi all'ex poliziotto. La versione che aveva riportato in udienza preliminare è però cambiata. L'imprenditore - che secondo i presenti avrebbe esposto la vicenda in modo piuttosto confuso - ha raccontato che, il poliziotto chiedendogli soldi, raccontò che il magistrato aveva avuto un problema con una donna ma non voleva creare scandalo o farlo sapere alla moglie. Perciò, per risolvere questa delicata situazione, cercava di acquistare una casa senza fare emergere il movimento.

LE PAROLE DI ROSSI

L'intervento di Rossi di fronte al collegio presieduto dal giudice Silvia Carpanini è stato conciso. In mezz'ora ha ricostruito la vicenda: oltre a spiegare di non essere mai stato sposato e di non essersi mai trovato in una situazione simile a quella descritta in aula, ha illustrato il rapporto con Incitti, il fatto che lavoravano fianco a fianco e che giocavano a pallone insieme. Ha svelato che l'ex poliziotto gli confidò di aver bisogno di un prestito e gli chiese se poteva dargli delle garanzie bancarie. Il procuratore cercò di fargli capire che non era possibile e gli rispose di no. Copia del cud del procuratore però fu trovata, durante le indagini, in possesso della compagna di Incitti e una copia anche a Banca Etruria. Chi glielo aveva dato? Rossi ha spiegato che il cud era conservato nel suo ufficio, dove il poliziotto poteva tranquillamente entrare.

La prossima udienza in calendario è in programma per il 19 dicembre, la sentenza è attesa entro la fine dell'anno.

Un periodo delicatissimo per il procuratore aretino, reduce dalla bufera scatenata in seguito all'audizione di fronte alla commissione Banche. Nell'occhio del ciclone della politica, Rossi si è ritrovato al centro anche di questo che la sorte ha voluto venisse discusso in questa incandescente settimana.

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