Caso Guerrina, sentenza nel giorno del compleanno della mamma scomparsa. Gratien rischia 27 anni di carcere

E' il giorno della sentenza. Il giorno in cui padre Gratien Alabi, accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere per la scomparsa di Guerrina Piscaglia, saprà se dovrà trascorrere i suoi prossimi anni in una cella. Oggi presso il...

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E' il giorno della sentenza. Il giorno in cui padre Gratien Alabi, accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere per la scomparsa di Guerrina Piscaglia, saprà se dovrà trascorrere i suoi prossimi anni in una cella.

Oggi presso il tribunale di Arezzo la Corte d'Assise prima ascolterà le repliche e poi si riunirà in Camera di Consiglio. La lettura della sentenza è prevista in serata.

Sarà un'attesa lunga, snervante. Non solo per padre Gratien. Ma anche per i familiari di Guerrina Piscaglia. Per loro il 24 ottobre è una data piena di significato: se Guerrina non fosse sparita nel nulla, infatti, oggi sicuramente avrebbe spento 52 candeline insieme ai famigliari. Insieme al marito Mirko. E soprattutto insieme al figlio Lorenzo, quel ragazzo speciale che non si stanca mai di chiedere notizie della mamma.

PROCESSO INDIZIARIO

processo_grazianoIl processo a carico di Gratien Alabi è indiziario. La prova principe, il corpo di Guerrina, non si è mai trovata. Secondo la pubblica accusa, però, gli indizi seminati dal religioso prima e dopo la scomparsa sono tanti, troppi per pensare che non sia stato lui. L'ACCUSA

padre-graziano (6)Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e illustrato con una lunga e minuziosa requisitoria dal pm Marco Dioni, Gratien avrebbe ucciso Guerrina perché preoccupato che i sentimenti morbosi della donna potessero minare il status di sacerdote.

La valanga di messaggini e contatti telefonici avvenuti prima della scomparsa della donna, il silenzio conseguente a quel 1 maggio, il messaggio inviato dal cellulare di Guerrina ad un religioso nigeriano che solo Alabi conosceva, e ancora la fantomatica figura si zio Francesco e i tabilati telefonici che dopo la scomparsa mostrano il cellulare del sacerdote agganciare le stesse celle agganciate dal telefonino di Guerrina, rappresentano per l'accusa indizi pesanti. Talmente tanto da portare alla richiesta di 27 anni di reclusione: 24 per omicidio volontario e 3 per le aggravanti. Secondo la ricostruzione del Pm Dioni, infatti, Gratien avrebbe depistato fin dal 1 maggio le indagini e questo può essere considerato un aggravante.

Le parti civili hanno appoggiato la richiesta del pm, e l'avvocato di una nipote Giampaolo Leonardi, ha chiesto che venga presa in considerazione anche l'aggravante dei futili motivi. Questo potrebbe portare la pena a 30 anni. LA DIFESA

padre graziano23I legali di padre Gratien hanno puntato sul ragionevole dubbio, hanno parlato di lesione dei diritti di difesa e alla fine hanno chiesto “che la Corte di Assise di Arezzo assolva padre Graziano perché il fatto non sussiste mancando la prova che Guerrina Piscaglia sia morta”.

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Gli avvocati Riziero Angeletti e Francesco Zacheo hanno cercato di smontare punto per punto la tesi dell'accusa, partendo da un assunto: “Quel giorno cinque persone hanno visto Guerrina Piscaglia sulla marecchiese tra le 14,15 e le 14,45. Le loro parole dimostrano che non può essere morta nell’orario indicato dall’accusa. Come possono questi testimoni essere tutti giudicati inattendibili, falsi? E’ questo un ragionevole dubbio. E non si può affermare che Guerrina sia stata uccisa tra le 13,46 alle 14,20″. Poi hanno puntato sull'avvistamento del giorno successivo alla scomparsa. Per la difesa non è detto che Guerrina sia morta, e se lo fosse la morte potrebbe non essere riconducibile ad un delitto ma ad un gesto volontario. LE REPLICHE

Questa mattina l'ultima udienza del processo si aprirà con le repliche. Poi quella che si annuncia una lunga, lunghissima camera di consiglio. E alla fine la sentenza. Padre Gratien è colpevole o innocente?

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