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Cronaca

Gratien, arringa fiume della difesa: "E' innocente, assolvetelo". Dal ragionevole dubbio alle lesione dei diritti della difesa

Ragionevole dubbio. Lesione dei diritti della difesa. Sono due degli elementi cardine della lunga, lunghissima arringa difensiva pronunciata ieri con enfasi – di fronte alla Corte d'Assise - prima dall'avvocato Francesco Zacheo, poi, per oltre...

Ragionevole dubbio. Lesione dei diritti della difesa. Sono due degli elementi cardine della lunga, lunghissima arringa difensiva pronunciata ieri con enfasi – di fronte alla Corte d'Assise - prima dall'avvocato Francesco Zacheo, poi, per oltre sette ore, da Riziero Angeletti. Sul banco degli imputati, tra i due togati, era seduto il religioso congolese accusato della morte e della distruzione del cadavere di Guerrina Piscaglia. Il processo si avvia al termine, il giorno della sentenza ha ormai una data scritta sul calendario. Il 24 ottobre, giorno del compleanno di Guerrina. E la difesa ha fatto gli ultimi, lucidissimi passi, volti a smontare l'impianto accusatorio e a sottolineare come "ci si trovi di fronte ad un processo indiziario, addirittura di terzo grado (uno per dimostrare la morte della donna, uno per dimostrare che sia stata uccisa e l'ultimo per dimostrare che l'autore del delitto è stato padre Gratien)". Poi la triplice richiesta di assoluzione "perché il fatto non sussiste".

RAGIONEVOLE DUBBIO

gratien arringa finale004Il primo a prendere la parola è stato Zacheo, che ha sottoposto subito alla Corte il dilemma del ragionevole dubbio. "Perché se cinque testi dicono di aver visto Guerrina tra le 14,15 e le 14,45 viva, ovvero nell'orario in cui secondo l'accusa si sarebbe consumato l'omicidio, il pm nella sua ricostruzione non li ha presi in considerazione? Perché nessuno di loro è stato ritenuto attendibile?". "Possibile parlare per tutti di inquinamento mediatico?", incalzerà poi Angeletti. Il corpo della donna non è mai stato trovato e così per la difesa potrebbe essersi semplicemente allontanata, oppure, viste le confidenze fatte quel 1 maggio ad una amica, potrebbe essersi tolta la vita.

Dopo queste osservazioni iniziali, su ogni punto, su ogni elemento cardine dell'indagine, la difesa ga tentato di mostrare come il principio del ragionevole dubbio trovasse applicazione.

MOVENTE

padre graziano1Ed è proprio Angeletti ad affrontare tappa dopo tappa tutti gli argomenti dibattuti durante il processo. A partire dal movente: “Padre Graziano dal febbraio del 2014 era destinato ad una città diversa. Sapeva che sarebbe andato in Francia. Se da dicembre Guerrina è convalescente a Novafeltria, e quindi non lo assilla con la sua presenza e con le sue richieste, come è possibile che non abbia pensato: tra poco me ne vado non sarà più un problema?”. Nella sua requisitoria il pm ha rinunciato alle aggravanti dei futili motivi. Particolare questo colto al balzo dalla difesa. "Impossibile provare i futili motivi, per questo il movente è stato cercato in qualcosa di più importante: ma questo movente non c'è".

I DEPISTAGGI E MIRKO

udienza padre graziano41Poi una lunga parentesi dedicata alle indagini. “Non è stato Gratien a depistarle e a ritardarne l'avvio” sostengono i legali, che poi puntano il dito contro Mirko: "E' stato lui il primo a dire che Guerrina se ne era andato con l'ambulante di Gubbio, lo ha detto al maresciallo Rizzo". Ma Mirko, si domanda la difesa, "è credibile o non è credibile?", sostenendo che la pubblica accusa abbia usato le dichiarazioni dell'uomo a seconda delle esigenze.

Sempre al capitolo depistaggi, appartiene la riaccensione del cellulare di Guerrina, avvenuta il 10 maggio e l'invio di un messaggio a Tadesse: "il contenuto esatto non è agli atti, e lui ne ha un ricordo generico, perché ha cancellato testo. Guerrina lo avrebbe avvisato che se non le rispondeva lei se ne sarebbe andata con l'amico di Gubbio. Ma perché - si chiede la difesa - avrebbe dovuto inviarlo padre Graziano?".

E ancora il messaggio arrivato a Burioni. "Perché cancellarlo dal telefono del marito e conservarlo in quello della moglie, perdendo l'originale?" si chiedono i legali.

Quindi il messaggio più controverso, quello che pare incastrare il religioso. Si tratta dell'sms arrivato nel telefono del padre nigeriano conosciuto solo da Gratien. Visto con gli occhi della pubblica accusa, si tratterebbe di un errore di invio commesso da Gratien. Ma la difesa cambia punto di vista e chiede: "Perché non sono stati approfondite le indagini? E' possibile che qualcuno abbia inviato questo messaggio per dirottare i sospetti su padre Graziano?". Stessa teoria per il messaggio inviato dal telefono di Guerrina a quello della suocera, nel quale la casalinga diceva che a breve sarebbe tornata a prendere Lorenzo. "Ma padre Graziano - sostiene la difesa - sapeva che Lorenzo eraa Bovafeltria e non a Ca' Raffaello, non avrebbe potuto scrivere un messaggio così".

1 MAGGIO

udienza padre graziano18E ancora il ragionevole dubbio viene invocato quando si ricostruisce quella drammatica giornata. “Alla luce delle testimonianze Guerrina era viva nell'orario in cui l'accusa ha ipotizzato l'omicidio. "Testimonianze che sradicano la tesi accusatoria. Ma come poteva il sacerdote uccidere e fa sparire una persona in un attimo? E poi quasi allo stesso tempo mostrarsi sereno e lucido pronto ad andare a celebrare una messa”.

L'AVVISTAMENTO DEL 2 MAGGIO

Per la difesa c'è infine un altro evento credibile e poco approfondito: l'avvistamento di Guerrina a Novafeltria il 2 maggio. "E' una testimonianza dirompente: la signora Massi viene sentita due volte, la prima da Rizzo per telefono. Dice ci aver visto Guerrina di fronte al municipio, ma poi non sarò considerata credibile".

udienza padre graziano22Da qui prende il via l'ipotesi di un allontanamento volontario. "Forse Guerrina - dice la difesa - era a Novafeltria per ritirare un estratto di matrimonio necessario per la separazione da Mirko?". Forse. Come in forse appaiono tanti indizi presi ad uno ad uno. Ma la Corte dovrà combinarli tra loro. Valutarli nel loro insieme. E solo allora potrà valutare se esiste questo ragionevole dubbio in base al quale è stata chiesta l'assoluzione perché il fatto non sussiste.

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