Cronaca

Caso Geovision, udienza per i patteggiamenti di Cetoloni e Casciere

Dopo i  rinvii a giudizio per Flavio Carboni e Valeriano Mureddu, una nuova udienza si svolgerà questa mattina di fronte al Gip Fabio Lombardo per il patteggiamento chiesto da altri due protagonisti della complicata vicenda Geovision: Gianluca...

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Dopo i rinvii a giudizio per Flavio Carboni e Valeriano Mureddu, una nuova udienza si svolgerà questa mattina di fronte al Gip Fabio Lombardo per il patteggiamento chiesto da altri due protagonisti della complicata vicenda Geovision: Gianluca Cetoloni ed Emiliano Casciere. Le accuse per i due vanno dall'emissione di fatture per operazioni inesistenti, alla bancarotta e la richiesta di patteggiamento è per il primo di un anno e otto mesi e per il secondo di due anni e mezzo.

La prima data del procedimento che invece prenderà il via di fronte al collegio è il 6 novembre prossimo: sul banco degli imputati, come detto, ci saranno Carboni e Mureddu, accusati di bancarotta fraudolenta e riciclaggio, e altre persone implicate nella vicenda.

Il caso Geovision

La vicenda venne a galla nel marzo del 2016, quando in una vasta operazione anti-riciclaggio coordinata dalla Procura di Arezzo, i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza aretina svolsero perquisizioni e sequestri in Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Veneto e Sardegna. Un'inchiesta che coinvolse circa 20 persone. Da subito gli inquirenti ipotizzarono una truffa al centro della quale c'era la Geovision, azienda di imballaggi aretina, che con una serie di fatture ritenute fasulle con un'altra controllata dal gruppo aveva accumulato circa venti milioni di euro che sarebbero dovuti essere rinvestiti. In seguito Mureddu salì alla ribalta delle cronache perché avrebbe accompagnato Pierluigi Boschi (padre dell’ex ministro Maria Elena) nel luglio 2014 da Flavio Carboni, quando Banca Etruria era alla ricerca di un direttore generale e Pier Luigi Boschi era vice presidente dell’istituto di credito aretino. Mureddu sarebbe stato inoltre implicato nei tentativi (falliti) di scalata all’azienda Cantarelli e all’Arezzo Calcio, sfruttando – ipotizzano i magistrati – il denaro che sarebbe stato riciclato. Quella che gli inquirenti stanno ricostruendo è l’immagine di un faccendiere che, partito dalla Sardegna, si è poi mosso nel centro Italia. Prima di trasferirsi in provincia di Arezzo, abitava a Rignano, paese del padre di Matteo Renzi.
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