Cronaca

Coingas, le difese: “La nomina di Amendola fu politica e legittima. Nessun abuso d’ufficio”

Così le strategie difensive degli imputati. Prossima udienza dedicata ai riti alternativi. Sentenza a luglio

I comportamenti degli imputati del caso Coingas possono essere considerati penalmente rilevanti? E' questo il dubbio che i legali difensori hanno sollevato oggi nelle loro arringhe. Si è svolta questa mattina una nuova udienza del procedimento che vede 13 persone accusate a vario titolo di corruzione, abuso d'ufficio, dall'ingiusto guadagno al favoreggiamento. Tra loro il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, il presidente di Estra Francesco Macrì, l'assessore Alberto Merelli. 

Arringhe brevi, concise, come previsto nelle udienze preliminari, nelle quali i fatti ricostruiti dalla procura sono stati ripercorsi ma da un punto di vista diverso per porre al giudice il dilemma sulla effettiva rilevanza penale. Anche se si tratta di fatti che eticamente e moralmente potrebbero essere valutati censurabili.  

Una strategia difensiva condivisa da vari legali. Come l'avvocato Luca Fanfani che rappresenta il primo cittadino. Sull'accusa di abuso d'ufficio per la nomina di Macrì a presidente di Estra ha infatti tenuto una linea chiara, puntando sulla mancanza di una "doppia ingiustizia". Insomma una difesa in punto di diritto. 

Secondo la tesi sostenuta in aula, anche se la legge Severino fosse stata applicabile e l’incarico a Macrì fosse stato inconferibile - e quindi se l’assemblea di Estra lo avesse erroneamente nominato violando la legge -  andrebbe provato che il destinatario della nomina, ovvero Macrì, ne abbia ricavato un vantaggio ingiusto che non sia quello della stessa nomina. Dovrebbe ad esempio essere stato "non idoneo" a ricoprire quel ruolo. Un precedente si è già avuto in Lombardia, quando Fontana votò la nomina di un suo collega di studio al vertice di una commissione. Fu tutto archiviato perché non si verificò la "doppia ingiustizia":  quel collega era idoneo a partecipare al concorso.

E per la nomina di Amendola? Anche in questo caso la linea difensiva sarebbe netta: secondo quanto sostenuto dai legali si sarebbe trattato di una nomina politica. E per questo non si configurerebbe come abuso d'ufficio. 

Il legale di Macrì, l'avvocato Gaetano Viciconte, per quanto riguarda la nomina ha puntato soprattutto sull'inapplicabilità al caso della legge Severino, sostenendo dunque la piena conferibilità dell'incarico. 

Intanto il procedimento va avanti: il prossimo 22 giugno nuova udienza in cui si sarà la requisitoria e l'arringa finale dei riti abbreviati. Si tornerà a parlare di Staderini e Bigiarini. Poi la decisione, che riguarderà tutti gli imputati,  il 7 luglio. 

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