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La storia della rivolta degli operai che hanno bloccato il cantiere per non finire in quarantena

Cronache paradossali nei giorni del Coronavirus: un gruppo di dipendenti di una ditta di Sansepolcro, originari della Basilicata, non si sono presentati al lavoro per evitare di dover stare 15 giorni in isolamento prima di tornare a casa

Tra le conseguenze dell'allarme sulla diffusione del Coronavirus, a cui è stato risposto con decisioni istituzionali a volte draconiane, si sono verificati, nei giorni scorsi, episodi paradossali. Perlopiù con protagonisti persone che, provenienti da zone a rischio, o venute a contatto con possibili contagiati, sono incappate in disagi di varia natura.

Una situazione surreale si è verificata a Rimini, che trova spazio in queste colonne virtuali, perché risulta coinvolta un'azienda della provincia di Arezzo. Si tratta - come riporta Riminitoday - della Lucos di Sansepolcro

In sostanza, il cantiere di riqualificazione della passeggiata lungomare della città romagnola (intitolata a Goethe e Shakespeare) e appaltato alla Lucos è rimasto bloccato dal 24 febbraio a seguito del rifiuto di alcuni operai di presentarsi in cantiere. Il motivo? I lavoratori sono originari della Basilicata e - in quei giorni - il locale governatore Vito Bardi aveva stabilito, con ordinanza, che "tutti i cittadini che rientrano in Basilicata provenienti dal Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Liguria o che vi abbiano soggiornato negli ultimi 14 giorni devono rimanere in quarantena presso il proprio domicilio per 14 giorni, comunicando la propria presenza ai competenti servizi di sanità pubblica”. Gli operai lucani, per non dover incorrere nella quarantena obbligatoria al rientro a casa dall’Emilia Romagna, non sono andati a Rimini.

Nell'arco di un paio di giorni, fortunatamente, la criticità è stata risolta con il dietrofront della Regione Basilicata, che ha limitato l’ordinanza solo agli studenti.

“E’ ovvio che non avevamo scelta - ha spiegato l'amministratore unico della Lucos, Cosimo Luzzi - se c’è un’ordinanza che obbliga alla quarantena, non posso certo costringere i miei operai a lavorare".

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