"Lotta tra pilota e computer", le prime ipotesi sullo schianto del Boeing in Etiopia

Il pilota - che aveva chiesto di poter tornare indietro e atterrare - avrebbe "lottato" contro quel sistema così all'avanguardia che però stava portando l'aereo verso il basso.

Era un velivolo nuovo, consegnato nel settembre del 2018. Il Boeing 737-Max percipitato ieri ad Addis Abeba era un aereo di ultima generazione, ma non è bastata la tecnologia più moderna per salvare le 157 persone che si erano imbarcata in Etiopia per raggingere Nairobi. Sono morti tutti. Sono morti anche i due aretini che erano a bordo, Carlo Spini e Gabriella Vigiani. 

Ma perché quell'aereo così moderno è caduto appena sei minuti dopo il decollo? Le autorità stanno indagando, ma le prime ipotesi formulate addebiterebbero la tragedia al malfunzionamento del sistema computerizzato. In pratica il pilota - che aveva chiesto di poter tornare indietro e atterrare - avrebbe "lottato" contro quel sistema così all'avanguardia che però stava portando l'aereo verso il basso. La tragedia si è consumata velocemente, poco più di una manciata di minuti dopo il decollo, la torre di controllo aveva perso il contatto con il velivolo. 

Il Boeing dell' Ethiopian Airlines  - decollato alle 8,38 di ieri mattina e già alle 8,44 sparito dai monitor- era precipitato vicino Bishoftu, nella regione di Debre Zeit, a circa 62 chilometri a Sud-Est di Addis. 

L'ombra della tragedia evitabile però si sta allungando di ora in ora sui fatti. Perché già lo scorso 29 ottobre un 737 dello stesso tipo percipitò in mare tredici minuti dopo il decollo da Jakarta in Indonesia. Anche in questo caso nessuno si salvò: persero la vita 181 persone. Anche in questo caso - stando a quanto ricostruito dalle autorità indonesiane  - ci fu una "lotta" del pilota con il sistema computerizzato che pare abbia fatto puntare verso il basso il velivolo. 

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Carlo e Gabriella stavano raggiungendo il Kenya e poi si sarebbero diretti in Sudan. Il loro obiettivo era quello di verificare lo stato di avanzamento dei progetti dell'associazione Africa Tremila della quale il 75enne era presidente. Lasciano quattro figli e tanti nipotini. 

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