Cronaca

Bimbo morì al Thevenin, Cassazione annulla la sentenza di condanna: "Reato prescritto"

La Suprema Corte ha accolto il ricorso degli imputati - un educatore professionale e un'assistente sociale - ha quindi annullato la sentenza e dichiarato estinto il reato. L'amarezza dei familiari costituiti parte civile

"Dopo la condanna in primo grado e in appello, ci aspettavamo dalla Cassazione una conferma. Invece adesso c'è solo amarezza: noi volevamo giustizia per Diego e abbiamo lottato fino all'ultimo, nella speranza che quanto è accaduto a lui non accada più a nessun bambino". Sono parole pesanti come macigni, che lasciano il segno, quelle pronunciate pochi giorni dopo la lettura del dispositivo della Suprema Corte dalla nonna del bimbo che perse la vita nel 2011 al Thevenin.  Nei giorni scorsi, infatti, il procedimento si è concluso, con la prescrizione del reato e l'annullamento delle sentenze precedenti. Imputati per omicidio colposo erano un educatore aretino (assistito dall'avvocato Corrado Brilli) e una assistente sociale di Pisa. 

Il 15 febbraio del 2019 entrambi furono condannati: secondo il giudice del tribunale di Arezzo non avrebbero vigilato abbastanza sul bimbo e sulla madre, che risiedevano nella struttura per mamme e donne in difficoltà. Nei giorni scorsi, dopo il ricorso degli imputati, la Cassazione ha accolto la richieste e espressa annullando "senza rinvio la sentenza impugnata, agli effetti penali, per esere il reato estinto per prescrizione".

La tragedia avvenne nel 2011. Era una mattina di giugno quando il piccolo ingerì una pastiglia di Subtex, un medicinale assunto dalla mamma che stava lottando per uscire dal tunnel delle dipendenze. Diego aveva solo due anni: secondo le ricostruzioni degli inquirenti, quella mattina si svegliò prima della mamma, trovò la pastiglia sul comodino e la ingoiò. Furono le grida della madre, quando si svegliò, a richiamare l'attenzione di una suora che accorse in aiuto. Diego fu portato all'ospedale San Donato, ma per lui ormai, non c'era più nulla da fare. 

Anche la madre del bimbo fu processata e patteggiò la pena. In seguito si svolse il procedimento a carico di educatore e assistente sociale.  La famiglia del babbo di Diego si costituì parte civile. 

"La prescrizione per la mia famiglia - ha commentata la nonna del piccolo -  è causa di profonda amarezza. Credo che lasciare che dallo svolgimento dei processi emerga l'impunità delle istituzioni stesse al posto di una giusta sentenza sia anche una sconfitta per tutta la società civile".

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