Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Ha finito un 33enne a colpi di batteria, sicario di Monte San Savino condannato a 30 anni

Si chiama Angelo Mancino, il delitto consumato a Novara nel 2017

E' stato condannato a trent'anni di carcere il 40enne savinese Angelo Mancino, attualmente detenuto nel carcere di Biella dopo l'arresto avvenuto nell'aprile 2017, pochi giorni dopo il delitto per cui è stato condannato. E' stato lui, secondo il giudice, ad aver ucciso assieme a un trentenne di Busto Arsizio, Antonio LemboMatteo Mendola, 33 anni, un disoccupato originario di Gela e che viveva a Busto Arsizio. L'uccisione avvenne di notte, il 4 aprile del 2017, nei boschi di Pombia, nella frazione San Giorgio, in provincia di Novara.

Entrambi gli imputati sono stati giudicati colpevoli con rito abbreviato: la pena è esattemente quella richiesta dall'accusa.

L'arresto mentre rientrava in Toscana

Mancino fu arrestato dopo le prime indagini, mentre cercava di raggiungere la Toscana, risiedeva infatti a Monte San Savino. Durante il processo ha negato le accuse, per poi fare alcune ammissioni, ma professandosi sostanzialmente innocente. Ha detto di aver visto il delitto consumarsi, ma di non avervi partecipato.

L'ultimo tassello del puzzle è il processo all'imprenditore 52enne Giuseppe Cauchi, considerato la mente del delitto. L'udienza, per lui, è fissata il 21 gennaio 2019.

A colpi di pistola e batteria

L'ambiente in cui si sarebbero mossi i protagonisti della vicenda è quello della malavita locale. Secondo la ricostruzione del giudice, sarebbe stato proprio Cauchi il mandante dell'uccisione, perché la vittima non gli avrebbe pagato un debito. Così il 52enne avrebbe ingaggiato Lembo e Mancino. I due sicari avrebbero poi teso una trappola a Mendola, invitandolo in un luogo appartato per definire i dettagli di alcuni furti in appartamento da consumare assieme. Ma una volta attirato nel bosco di Pombia, sarebbe stato freddato a colpi di pistola, una calibro 9 Makarov, per poi essere finito con lo spigolo di un batteria d'auto esausta. Il corpo fu lasciato in una fabbrica dismessa, mentre la pistola gettata in un fiume. Ma l'arma venne ritrovata, i killer rintracciati così come il mandante. La giustizia sta scrivendo il finale di questa torbida vicenda.

Immagine di repertorio

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ha finito un 33enne a colpi di batteria, sicario di Monte San Savino condannato a 30 anni

ArezzoNotizie è in caricamento