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Crac Banca Etruria, i retroscena dell'affaire Privilege Yard: lo yacht mai varato

Nelle parole della curatrice fallimentare della società la ricostruzione dell'intera vicenda. Prosegue il processo

Uno yacht da sogno che si è trasformato in un vero e proprio incubo per Banca Etruria. Di questa mirabolante imbarcazione che non è mai stata varata (i lavori non sono mai stati conclusi) e dell'azienda incaricata della sua costruzione, la Privilege Yard, si è discusso oggi nell'aula Miraglia del Tribunale di Arezzo nel processo per il crac dell'istituto di credito aretino. 

L'intera vicenda è stata ripercorsa dalla curatrice fallimentare Daniela De Rosa che, incalzata dalle domande dei pubblici ministeri ha svelato i retroscenda dell'affaire che è costato ben 35 milioni di insolvenze. E tra le tante rivelazioni anche quella di una lettera - in realtà mai ritrovata - che la curatrice dice di aver letto - che Mario La Via, amministratore di Privilege, inviò al cardinale Tarcisio Bertone con parole di ringraziamento. Cosa avranno significato quelle parole? 

Banca Etruria elargì tre crediti a Privile la rispettivamente per il cantiere, per la costruzione del panfilo e per la realizzazione dell'impianto fotovoltaico. Di contro come garanzie c'erano delle ipoteche sul cantiere e una lettera di Barclays Bank, nella quale scriveva di accettare l'esborso di cento milioni solo al momento del varo. Momento mi arrivato. 

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