"Banca Etruria usata come bancomat", entra nel vivo il processo per il crac. Santoni: "A febbraio 2015 era già fuori gioco"

Lunghissima deposizione del liquidatore Giuseppe Santoni. Dalle ispezioni di Banca d'Italia alla risoluzione: "Ecco le cause del crac"

“Come un bancomat”. Così Giuseppe Santoni, liquidatore di Banca Etruria ha definito alcuni aspetti del modo di amministrare l'istituto di credito da parte degli esponenti aziendali. Parole pesanti che sono piombate come macigni nell'aula Miraglia dove da questa mattina si sta svolgendo una nuova udienza del processo per il Crac di Banca Etruria. Nella lunghissima deposizione, incalzato dalle domande dei pm Andrea Claudiani e Angela Masiello, Santoni ha dapprima ricostruito la storia della banca, arrivando alle vicissitudini che hanno portato al 22 novembre 2015, quando ci fu l'approvazione del salvabanche, per poi approfondire quanto è stato fatto nei 10 mesi di amministrazione straordinaria per tentarne il salvataggio.

“La spaventosa gravità della situazione – ha detto Santoni – era emersa già nel novembre 2014 quando ci fu l'ispezione di Banca d'Italia. Gli ispettori rilevaarono un numero anomalo di posizioni creditizie erogate in conflitto di interessi. Ovvero 198 posizioni di fido della banca affidate ad esponenti aziendali (consiglieri di amministrazione o sindaci), per un totale di 185milioni di credito erogato. Di questi 40 milioni erano a incaglio e 11 imputati a sofferenze, altri 18 furono azzerati. Al settembre 2014 in pratica 80 milioni erano diventati posizione anomala. La banca di fatto veniva utilizzata come un bancomat da alcuni esponenti aziendali”.

Già nel febbraio del 2015 la banca, stando a quanto sostenuto da Santoni, “non era più in grado di fare la banca”.

L'inizio del maxi processo: 25 imputati e circa duemila parti civili

Al 30 settembre il patrimonio netto (che nel 2014 era 7 miliardi) ”era sceso a 22 milioni e mezzo in seguito ad una ultima svalutazione – sostiene Santoni – la banca era fuori gioco e ha potuto sopravvivere ancora solo perché era in amministrazione straordinaria. Al 22 novembre 2015 ci fu una ulteriore svalutazione. Il patrimonio netto scese a – un milione. Poi con le successive svalutazioni arrivò a -300 milioni.”.

Tre per Santoni le cause principali del crac: la pesante anomalia dei crediti erogati agli esponenti azientali, gli errori di gestione complessiva del credito, e la “riottosità a porre in essere l'azione di rimendio indicata da Banca d'Italia” ovvero la fusione con un altro istituto bancario.

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