Cronaca

Crac Banca Etruria, processo per le consulenze d'oro: 200 parti civili. Ubi e Intesa entrano nel procedimento

Nella precedente udienza i legali di alcuni risparmiatori hanno avanzato la richiesta di citare Ubi e Intesa San Paolo come responsabili civili: la giudice, Ada Grignani, ha accolto tale richiesta e adesso i due istituti di credito potrebbero dover rispondere in sede civile in caso di condanne

Non sono ancora concluse le vicende giudiziarie legate al crac di Banca Etruria.  Questa mattina presso il tribunale di Arezzo si terrà una nuova udienza per il filone delle "consulenze d'oro". Gli imputati sono 14 e tra loro c'è anche Pier Luigi Boschi, all'epoca vice presidente dell'istituto di credito aretino, padre della ex ministra del governo Renzi Maria Elena.

Nell'udienza dello scorso giugno sono state ammesse circa 200 parti civili. Sempre nella stessa occasione i legali di alcuni risparmiatori hanno avanzato la richiesta di citare Ubi e Intesa San Paolo come responsabili civili: la giudice, Ada Grignani, ha accolto tale richiesta.

Consulenze per 4 milioni di euro

Le consulenze finite nel mirino dei magistrati sono quelle che furono affidate dall'istituto di credito per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing. Le autorità bancarie, infatti, avevano richiesto di approfondire la possibilità di una fusione con la Banca Popolare di Vicenza - operazione che poi non si concretizzò - e per farlo furono assegnati incarichi definiti dall'accusa "d'oro". Secondo la procura, infatti, per valutare la prospettiva di tale fusione, sarebbero stati spesi circa 4 milioni e mezzo di euro. I compensi sarebbero stati così suddivisi: 1,9 milioni per la consulenza della società Bain & Co, 532mila euro per un incarico di due mesi a Mediobanca - che aveva il ruolo di advisor del processo di aggregazione - poi ci sono gli studi professionali, quello legale che seguiva Gianni Agnelli a Torino, Franzo Grande Stevens, che ricevette 824 mila euro, quello dello studio romano De Gravio e Zoppini per 800 mila, e altre 200mila euro per lo studio Camuzzi, Portale e De Marco. Consulenze che secondo la procura furono non solo inutili ma anche "ripetitive", e che andarono a gravare ulteriormente sulla disastrosa situazione di Banca Etruria.

Secondo l'accusa definita dal pool di pm istituito dal procuratore Rossi, fu tenuta una condotta imprudente, con i vertici della banca che non avrebbero vigilato sulla redazione di quelle consulenze, ritenute dagli inquirenti in gran parte inutili e ripetitive.

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