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Cronaca

Banca Etruria, consulenze d'oro: Boschi chiede l'esame in aula. Estromessa Intesa: non sarà responsabile civile

Il padre di Maria Elena Boschi potrebbe essere ascoltato e rispondere a domande di pm, giudice e parte civile

Ha chiesto di essere sottoposto ad esame di fronte ai giudici. Pier Lugi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria, padre dell'ex ministro Maria Elena, tramite i propri legali questa mattina avrebbe inoltrato la sua istanza al giudice Ada Grignani durante l'udienza dedicata al filone sulle "consulenze d'oro", nel quale è imputato insieme ad altre 13 persone. Non è ancora stata fissata una data

Intesa San Paolo esce dal processo

Durante l'udienza, che si è tenuta questa mattina presso il tribunale di Arezzo, sono stati ammessi tutti i testi ed è stata estromessa Intesa San Paolo in quanto non ci sarebbe legittimazione passiva. Il giudice Ada Grignani ha accolto dopo una breve camera di consiglio le richieste del legale Andrea Ranghino, e l'istituto di credito esce dal procedimento. 

Consulenze per 4 milioni di euro

Le consulenze finite nel mirino dei magistrati sono quelle che furono affidate dall'istituto di credito per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing. Le autorità bancarie, infatti, avevano richiesto di approfondire la possibilità di una fusione con la Banca Popolare di Vicenza - operazione che poi non si concretizzò - e per farlo furono assegnati incarichi definiti dall'accusa "d'oro". Secondo la procura, infatti, per valutare la prospettiva di tale fusione, sarebbero stati spesi circa 4 milioni e mezzo di euro. I compensi sarebbero stati così suddivisi: 1,9 milioni per la consulenza della società Bain & Co, 532mila euro per un incarico di due mesi a Mediobanca - che aveva il ruolo di advisor del processo di aggregazione - poi ci sono gli studi professionali, quello legale che seguiva Gianni Agnelli a Torino, Franzo Grande Stevens, che ricevette 824 mila euro, quello dello studio romano De Gravio e Zoppini per 800 mila, e altre 200mila euro per lo studio Camuzzi, Portale e De Marco. Consulenze che secondo la procura furono non solo inutili ma anche "ripetitive", e che andarono a gravare ulteriormente sulla disastrosa situazione di Banca Etruria.

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