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Bagnoro, quella pieve bella e fragile finita sott'acqua come 85 anni fa

Il consigliere comunale Donato Caporali pubblica un articolo di cronaca locale del 1934 che racconta un nubifragio analogo a quello dello scorso fine settimana

L'antica Pieve del Bagnoro, dedicata a Sant'Eugenia, è tanto bella quanto fragile. Interessata da gravi crolli già nel '500, ha vissuto una storia tormentata. La zona in cui sorge, ricca d'acqua, fu luogo di culto già in epoca pre-cristiana. Sabato scorso la pioggia record ha determinato un gravissimo allagamento, con i fedeli in chiesa riusciti a scappare prima che i locali si riempissero d'acqua.

La chiesa finisce sott'acqua

Era già successo: 85 anni fa, ad esempio. Come testimonia un articolo della Nazione che nella cronaca aretina del 5 ottobre 1934 rende conto di quel accadde nei giorni precedenti nei dintorni di Arezzo, colpiti da un violento nubifragio. E sembra di ripercorrere quel che è accaduto pochi giorni fa. Il testo è stato pubblicato su facebook dal consigliere comunale di Arezzo Donato Caporali.

Gli angeli del fango ripuliscono la pieve del Bagnoro

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Racconto di un cronista della Nazione intervistando un testimone dell’alluvionedel 5 ottobre 1934: 
“…Ma i danni più gravi si sono avuti a Bagnoro. - «Basta che piova in Lignano, che il Valtina» – questo è il nome del torrente che passa di lì - «si gonfi e faccia danni. Guardi la Chiesa e veda se non è stato forse sempre così.». La Chiesa che mi viene indicata è infatti quella antichissima, le cui colonne, tutte interrate, spuntano appena fuori dal piantito con il loro capitello superiore (n.d.r.: infatti non era ancora avvenuto il restauro). L’acqua, subito dopo la celebrazione della messa, dopo aver rotto gli argini sotto le case di Padelli Guglielmo, di Pasquale Celestini e di Giuseppe Duranti, che sono rimaste sospese ed in grave pericolo, si è rovesciata nel podere della chiesa, giacché il ponticello costruito da Don Donati nel 1931 è troppo angusto, e costituirà anche per l’avvenire un pericolo. …(omissis….). l pompieri hanno provveduto alla erezione di qualche riparo, ma opere più 
consistenti sono urgenti. Il Padelli Guglielmo ha avuto asportata la cucina, con tutte le suppellettili. Le acque si avviarono poi vorticose verso la chiesa, mentre un gruppo di fedeli si riuniva nella casa del parroco, a pregare. La porta non resisteva, e così anche il tempio veniva invaso. Ora lo stanno pulendo dalla melma e tutte le sacre suppellettili, i gonfaloni delle Congregazioni, i paramenti, sono distesi ad asciugare. Nell'aia della casa parrocchiale l'acqua superava il metro e mezzo e mentre i vitelli furono fatti salire nella cucina, le altre bestie vaccine furono obbligate a stare con il capo in alto per non farle annegare".

Il ritorno alla normalità dopo il disastro

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