"Fondono e ricettano oro proveniente da furti nelle abitazioni", due aretini in manette. Indagate le mogli

Due aretini, uno di 59 anni e uno di 46, sono finiti in manette questa mattina, in seguito ad una maxi operazione che ha visto impegnati gli uomini  della Polizia di Stato della Questura di Lucca - coadiuvata dalle Questure di Arezzo, Massa, Pisa e Firenze. Un'operazione che ha preso le mosse da indagini della Guardia di Finanza di Lucca, con le quali due associazioni a delinquere sono state sgominate.

Sono accusati di aver acqustato oro di provenienza illecita, averlo fuso e poi ricettato. Due aretini, uno di 59 anni e uno di 46, sono finiti in manette questa mattina, in seguito ad una maxi operazione che ha visto impegnati gli uomini  della Polizia di Stato della Questura di Lucca - coadiuvata dalle Questure di Arezzo, Massa, Pisa e Firenze. Un'operazione che ha preso le mosse da indagini della Guardia di Finanza di Lucca, con le quali due associazioni a delinquere sono state sgominate.

GLI ARRESTI ALL'ALBA

Otre a quaranta perquisizioni in diverse province del centro Italia, la Procura della Repubblica di Lucca ha disposto il sequestro preventivo di una “gioielleria-compro oro” situata a Viareggio e di immobili; mentre è in corso il sequestro di numerosi conti correnti bancari da parte del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Lucca.

DUE SODALIZI CRIMINALI

La prima associazione a delinquere riguarda alcuni  giovani albanesi dediti ai furti in abitazione, consumati nelle province di Lucca, Massa e La Spezia, e alla ricettazione di preziosi: i ladri colpivano nelle abitazioni alla presenza delle vittime, tutte le notti, ad eccezione della domenica. 

Le indagine, avviate dagli uomini del Commissariato di Forte dei Marmi, hanno ricostruito 89 furti, il primo dei quali risalente ad agosto 2015.

La banda  durante i furti cercava soprattutto monili in oro, questo perché aveva un canale "privilegiato" per monetizzare il metallo, ovvero due compro oro della Versilia dei quali è titolare una famiglia di Massarosa. 

Durante le indaginiè poi emersa la seconda e  più articolata associazione a delinquere: questa era dedita alla ricettazione e al riciclaggio di chili e chili d'oro provento di furto. Secondo gli inquirenti il volume d'affari sarabbe stato - in soli 9 mesi d'indagine - di oltre 550mila euro. 

A capo di questo secondo gruppo criminale, c'era il titolare dei compro oro, la moglie e i due figli della coppia. Il modus operandi era semplice: uno dei due figli, 30enne e titolare della licenzaa di uno dei compro oro, su indicazione del padre acquistava oro da sinti e rom della Versilia dediti a furti in abitazione. L'altro figlio, insieme alla fidanzata, con le stesse modalità gestiva il secondo negozio compro oro.

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, erano tutti al corrente della provenienza dei preziosi e proprio per questo, subito dopo l'acquisto, cercava di renderli irriconoscibili, schiacciandoli. Poi veniva tutto fuso in lingotti artigianali in una fonderia che la famiglia aveva allestito illegalmente nelle stalle della propria abitazione, a Massarosa. 

"Per non destare sospetti e garantire un minimo di fatturato alle attività la famiglia - spiega la Guardia di Finanza in una nota - e un loro delegato annotavano, sul registro di P.S., solo una parte dei monili in oro acquistati da sinti e rom - quelli più comuni e meno riconducibili all'attività delittuosa – registrandoli a nome di ignari clienti, dei cui documenti disponevano in ragione di precedenti acquisti. In altri casi si avvalevano di conoscenti compiacenti, a carico dei quali registravano cospicui quantitativi d'oro provento di furto, che il sodalizio pagava, fittiziamente, con assegni tratti sul conto corrente del negozio; il cliente compiacente, una volta incassato l’assegno, restituiva  il denaro “ripulito” in cambio di un seguo compenso.

Dopo un controllo della Polizia di Stato (risalente a novembre dell’anno scorso), il sodalizio iniziò a trascrive i nomi dei sinti e dei Rom che portavano la refurtiva in negozio; tuttavia, per non scoraggiare i “clienti”, al posto dei monili effettivamente consegnati venivano registrati altri preziosi, quelli lecitamente custoditi in negozio

I DUE ARETINI

Seguendo i movimenti della famglia,  gli investigatori della Squadra Mobile e del Commissariato di Forte dei Marmi sono approdati ad una fonderia e a un compro oro di Arezzo.

L’oro fuso in lingotti artigianali  dalla famiglia della Versilia, veniva infatti portato ai due aretini, B. G. e M.R. Il secondo risulta proprietario di un compro oro che si trova in via Alessandro Dal Borro. I due acquistavano il metallo in contanti e poi lo rifondevano e ripulivano in una fonderia di via Calamandrei.

I CONTATTI

Gli inquirenti hanno ricostruito anche una serie di contatti: a novembre dell'anno i due aretini comprarono 1630 grammi di oro. L’oro, fuso in un lingotto nella fonderia di via Calamandrei, fu acquistato al prezzo di 55mila 600 euro in contanti. Il 4 dicembre successivo, sempre FIORENTINO ed ISELLI, cedettero ai due aretini 1 chilo d’oro per 30 mila euro; il 15 gennaio 2018, due lingotti di circa 4 chili al prezzo di 100 mila euro; il 14 febbraio, 2201 grammi per 66mila 800 euro.

Il 16 febbraio all'incontro per l'ennesima cessione di oro il capo dell'organizzazione trovò gli investigatori delle Squadre Mobili di Lucca e Arezzo e del Commissariato di Forte dei Marmi. In quella occasione furono sequestrati un lingotto artigianale di 2491 grammi e circa 70 mila euro in contanti.

Quello stesso giorno, in Versilia, durante la perquisizione dei compro oro di Viareggio e Pietrasanta, furono rinvenuti e sequestrati frammenti di monili in oro, tagliati e deformati, un piccolo lingotto artigianale di 159,9 grammi e orologi Rolex di provenienza illecita.

ARRESTI E PERQUISIZIONI

Stamattina, su ordinanza del GIP di Lucca, è stata condotta in carcere, l'intera famiglia Massarosa, ad eccezione di uno dei figli, sottoposto agli arresti domiciliari. Sono stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere anche i due aretini, mentre sono indagate per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio le loro mogli.

La misura della custodia in carcere è stata disposta, per concorso nei reati di ricettazione e riciclaggio di monili in oro provento di attività delittuosa, anche per tre albanesi, 3 rumeni, 11 sinti e un italiani. Altri indagati per ricettazione sono stati sottoposti al divieto o obbligo di dimora e all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Lucca, lavorando in stretta sinergia con la Polizia di Stato, ha effettuato indagini “a tappeto” di carattere patrimoniale e finanziario. Incrociando i propri accertamenti con le risultanze delle attività investigative ha ricostruito compiutamente, anche attraverso l’esame dei rispettivi rapporti finanziari, il profilo economico e patrimoniale dei 44 indagati. In tal modo, è stato possibile pervenire al sequestro preventivo della principale “gioielleria-compro oro” indagata, di un appartamento intestato ad un compiacente “prestanome” e di numerose attività finanziarie, il cui valore è tuttora in fase di quantificazione.

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