Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

Arresti a Castiglion Fibocchi, azienda sotto sequestro preventivo: 35 dipendenti in "ferie forzate"

Un amministratore giudiziario sta tentando di risollevare le sorti dell'azienda.

Sequestro preventivo per l'azienda "Castoro Srl". Ad una settimana dall'arresto dei vertici in seguito ad una inchiesta della procura di Bologna per riciclaggio di metallo prezioso, il Gip emiliano Alberto Gamberini, su richiesta del Pm Marco Forte, titolare del fascicolo, ha emesso il provvedimento eseguito dai militari delle Fiamme Gialle.

Come previsto in questi casi, si è quindi insediato un amministratore giudiziario nominato dallo stesso Gip: si tratta del commercialista aretino Stefano Mendicino. Intanto  le quattro persone arrestate, Rita e Simone Iacopi, Giacomo Baldini e Alessio Frasconi, si sarebbero dimessi dai loro ruoli nel tentativo di avere maggiori opportunità di una  misura cautelare meno afflittiva come potrebbero essere i domiciliari.  

Per quanto riguarda l'azienda, però, in seguito all'arresto e quindi da circa una settimana, i 35 dipendenti sarebbero in ferie forzate fino all’Epifania, mentre l'amministratore giudiziario sta tentando di risolleverne le sorti.

La vicenda

Secondo gli inquirenti i quattro aretini costituivano un anello strategico di un complesso meccanismo con il quale soldi di dubbia provenienza venita "trasformato" in metallo prezioso (anche questo considerato dagli inquirenti di provenienza illecita). Proprio per questo i finanzieri avevano denominato l'operazione "Pietra Filosofale". Due anni di verifiche, durante i quali sono stati coinvolti anche i militari della Guardia di Finanza di Arezzo,  avrebbero permesso di accertare lo scambio di denaro e metallo organizzati dal 50enne turco. Attraverso controlli sul territorio, svolti su indicazione dei colleghi bolognesi, i finanzieri aretini avrebbero intercettato vari scambi tra le parti e a portato alla luce parte del meccanismo, considerato dagli inquirenti ormai un classico per ripulire soldi e metallo. 

Intercettazioni telefoniche e applicazioni gps nelle auto degli aretini hanno poi permesso di ricostruire le vicende, mettendo in luce anche alcuni casi in due degli aretini abbiano fatto lo scambio. 

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