Argento vivo, chiesta la trascrizione di 900 chiamate. Prossima udienza nel novembre del 2020

L'operazione Argento vivo risale a quattro anni fa: le indagini della Guardia di Finanza portarono alla luce una frode fiscale nel settore del commercio di metalli preziosi (principalmente argento, ma anche platino, palladio e rodio). Gli inquirenti scoprirono due organizzazioni criminali che operavano sotto la guida di due aretini noti nel settore orafo

Circa novecento telefonate da trascrivere e un lungo rinvio. Ha preso il via così il processo per il caso "Argento vivo", che vede sul banco degli imputati, accusati di associazione a delinquere ed emissione di fatture inesistenti, 18 imprenditori del territorio tra cui anche anche Plinio Pastorelli, ex consigliere delegato di Oro Italia Trading.

Ieri mattina, di fronte al collegio, il pm Marco Dioni ha avanzato la richiesta di trascrivere le intercettazioni telefoniche. Tali intercettazioni sono risultate fondamentali ai fini delle indagini e di particolare importanza per motivare le tesi sostenute dall'accusa. Pertanto le centiniaia di chiamate (alcune possono essere anche solo degli squilli), saranno riportate parola per parola nero su bianco.

Nelle prossime settimane si svolgerà una udienza per il conferimento dell'incarico ad un tecnico che si occuperà di tali trascrizioni. Il procedimento proseguirà poi tra oltre un anno: l'udienza successiva infatti è già stata fissata per il 24 novembre 2019. In quella data si entrerà nel vivo dell'istruttoria.

L'operazione Argento vivo risale a quattro anni fa: le indagini della Guardia di Finanza portarono alla luce una frode fiscale nel settore del commercio di metalli preziosi (principalmente argento, ma anche platino, palladio e rodio). Gli inquirenti scoprirono due organizzazioni criminali che operavano sotto la guida di due aretini noti nel settore orafo. 

Stando a quanto sostenuto dall'accusa le organizzazioni acquistavano ingenti quantitativi di argento puro senza però corrispondere l’Iva ai fornitori. Il metallo veniva poi trasformato in semilavorato con l’obiettivo di assoggettare ad Iva le successive vendite attraverso società “cartiere” che non versavano Iva. L'argento veniva infine venuduto al cliente finale che, dopo averlo fatto nuovamente affinare, lo ricollocava sul mercato. Con questo meccanismo sarebbero stati evasi 3,2 milioni di euro di Iva.

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