Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

"Salvate le mie bambine bloccate in Venezuela", l'appello di un padre aretino al presidente Mattarella

La storia è quella raccontata da un uomo di Castelfranco, rientrato in patria dopo aver vissuto 12 anni in Sud America.

"La mia compagna e le mie figlie sono bloccate in Venezuela. Non riesco a farle venire in Italia e oggi mi rivolgo al presidente Mattarella nella speranza di salvarle". Sono parole cariche di preoccupazione quelle pronunciate da Claudio Magri, valdarnese con un passato da emigrante nel paese sudamericano. L'uomo racconta una vicenda drammatica: una madre "ridotta a pesare 34 chilogrammi", una neonata di 9 mesi e una bimba di 10 anni - ovvero la sua famiglia - non riuscirebbero a raggiungerlo nella sua Castelfranco perché in attesa da anni di ottenere i documenti necessari per l'espatrio.

"La mia storia è iniziata molto tempo fa - racconta Magri - quando decisi di emigrare in Venezuela. In quel paese ho trovato una nuova vita e una compagna che mi ha dato due splendide figlie. Ho aperto un'attività: costruivo cucine. La mia compagna lavorava con me. Poi, dopo 12 anni la situazione è precipitata. Il consolato mi ha ospitato per tre mesi e poi, per motivi di sicurezza, nel 2018 sono dovuto rientrare in Italia".

A questo punto, racconta Magri, la donna che viveva con lui e che era incinta di 5 mesi e la sua prima figlia che oggi ha 10 anni, non lo hanno potuto seguire. "Perché? Non avevano i documenti che permettessero l'espatrio. Nonostante avessimo fatto richiesta da ben 3 anni e io avessi già pagato 1.500 dollari necessari". 

Da allora è passato oltre un anno e la vicenda pare non essersi sbloccata.  "Ho contattato Farnesina e Consolato, le autorità locali e quelle venezuelane. Nulla". Poi racconta la disperazione che corre lungo il filo del telefono nei contatti pressoché quotidiani che ha con la donna e le figlie:

"Mia figlia più grande mi dice che ha fame, che non hanno cibo. Io mando soldi, ma non riesco a farle arrivare. Inoltre la crisi è tale che per un chilo di carne ormai servono 100 euro, per acquistare un pollo sono necessari due mesi di stipendio. La bimba piccola è ancora allattata: la mia compagna per fortuna riesce ancora a sostenerla, ma è dimagrita moltissimo, mi ha detto che pesa 34 chili". 

La Farnesina, interpellata, spiega che il padre non dovrebbe avere problemi a riportare le figlie in Italia: perché tutte le funzioni e i servizi dello Stato venezuelano e quelli dei Consolati e delle Ambasciate sono attivi. Nello scorso gennaio inoltre era stato annunciato un aumento di personale nei Consolati proprio per far fronte alle richeste degli italiani intenzionati a rimpatriare. 

"Ma io - insiste Magri - non riesco a ottenere i documenti. Per questo faccio appello al presidente della Repubblica: è necessario un rimpatrio per motivi umanitari, solo così la situazione potrà essere risolta in breve tempo. Le mie bambine non hanno nulla da mangiare, stanno deperendo giorno dopo giorno". 

Nelle ultime settimane in Italia stanno emergendo varie vicende come quella di Magri. Ogni storia è a suo modo diversa, ma tutte sono legate dal fil rouge della difficoltà denunciate dai protagonisti nel vedersi rilasciare i documenti che permetterebbero loro di prendere il primo aereo e volare in Italia. Come quanto raccontato nella trasmissione I Fatti Vostri dalla signora  Ines Manganaro di Positano che ha raccontato come il figlio, la nuora e il nipotino neonato non riuscissero lo scorso febbraio a rientrare in Italia. In questo caso il piccolo non aveva latte artificiale di cui nutrirsi ed era calato drammaticamente di peso. Situazione simile anche a Udine, dove circa un anno fa - come riporta il Messaggero Veneto - sarebbero state quasi 200 le famiglie senza passaporto che avrebbero avuto difficoltà a rientrare in Italia. E centinaia di cilentani sarebbero stati in difficoltà: in particolare a Marina di Camerota, il comune italiano con il maggiore numero di emigranti in Venezuela.

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